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No Mask? Ricordate la lezione di don Rodrigo, negazionista del ’600

Stefano Scansani
Uno scatto dalla manifestazione "No mask" di sabato 5 settembre a Roma
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Uno scatto dalla manifestazione "No mask" di sabato 5 settembre a Roma

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. “Moriremo tutti democristiani”. Considerati i tempi correnti questo rassegnato modo di dire appartiene ormai alla vecchia Italia, quella che era intrisa di ironia politica, dagli opportunismi e dall’orapronòbis facile e gratuito. Significava che ‘o Paese d’o sole procedeva lento verso il conformismo.
Ora si capisce perché una volta “si stava meglio”. Nella nostra epoca di penombra prevale invece una diversa e grave constatazione, in forma di dilemma: “Moriremo tutti ignoranti?” Sì, perché il coronavirus a lungo andare potenzia la fragilità culturale.

A forza di numeri sui tamponi, epidemiologi l’un contro l’altro armati in televisione, di mascherina sì o mascherina no, di sospetti complottisti, di invenzioni su una dittatura sanitaria… cresce il battaglione dei negazionisti.

Cioè vanno riproducendosi coloro che dubitano o non credono al virus, altrimenti intravedono nelle misure adottate dai governi un’occasione per chiuderci la bocca, serrarci in casa, controllarci con lo spavento del Covid 19 e sospendere la democrazia.

La pensano così, ad esempio, i cosiddetti No Mask che ieri hanno manifestato a Roma. Cretinate sconcertanti, vero? Bisogna difenderci da costoro.

Bisogna difenderci da costoro. L’antidoto è quello di proteggere noi e gli altri. In guardia sempre. L’invito è quello di vivere intensamente questa stagione storica e antropologica, perché nei secoli venturi sarà ricordata come un formidabile capitolo di passaggio. Che surclassa la fantascienza (cioè l’irreale).

Siamo testimoni e attori del superamento di molti mezzi “tradizionali”. Rispetto al passato le guerre mondiali si combattono con i dazi, meglio ancora sulla proprietà di TikTok, la app cinese per ragazzini che si sta mangiando il mercato dei social. I conflitti si consumano per la rete 5G – la nuova frontiera della telefonia mobile - sia per motivi di potere economico sia spionistici che di elettromagnetismo. Le vertenze coinvolgono Facebook perché sugge (succhia) e detiene tutte le informazioni su ogni iscritto. Le fonti dell’informazione stanno virando dai notiziari professionali a un trito di ragguagli cercati online, spesso sospetti, ogni tanto strumentali o falsi. Zuppetta di nozioni e fake news.

Il mondo gioca il proprio futuro sulla tecnologia e il mercato della comunicazione. Che significa formazione fai-da-te dentro abnormi sistemi controllati. Dietro l’angolo, già ampiamente superato, ci stanno persuasione e condizionamento.

Dopo la propaganda – intesa come gestione del potere – nello scenario di una compiuta fantascienza si è infilata la pandemia, altrettanto globale. Il mondo stordito s’è anche ammalato. Siamo in presenza di ingredienti che stanno sciogliendo le sicurezze appartenute al mondo vecchio.

Ecco, perciò, che ogni micro e macro situazione diventa un’incognita: la passeggiata, una serata in discoteca, la spesa al supermercato, l’attesa del vaccino, le elezioni negli Stati Uniti, la sagra del paese, la tosse della vicina, i focolai nello Xinjiang, la riapertura delle scuole.

I negazionisti del coronavirus sono i prodotti della manipolazione. E c’è chi utilizza il disorientamento dato dal Covid 19 e l’informazione orizzontale (senza più intermediari, controlli e garanzie) per finalità sue proprie. Trump negli Usa, Putin in Russia, Bolsonaro in Brasile, Johnson in Gran Bretagna, e altri grandi e piccolini, per rimanere in ambiti dove la personalità del leader gestisce autocraticamente l’emergenza per fini suoi. Suoi. Elettorali e di consenso.

Uomini di potere e uomini qualsiasi disconoscono il virus. Oppure piegano le circostanze al loro servizio. Ma il virus è tragicamente “democratico”. È qui dove la fantascienza piglia un colpo e si fa ritorno al mondo vecchio. Quello di Alessandro Manzoni, dei “Promessi Sposi”, capitolo XXXIII. Il potentissimo don Rodrigo, invincibile egoista, negazionista della solidarietà umana, dunque ignorante, a un certo punto si scopre malato, appestato. Don Rodrigo era un No Mask del Seicento neofeudale.

“Esitò qualche momento, prima di guardar la parte dove aveva il dolore; finalmente la scoprì, ci diede un'occhiata paurosa; e vide un sozzo bubbone d’un livido paonazzo. L’uomo si vide perduto: il terror della morte l’invase, e, con un senso per avventura più forte, il terrore di diventar preda de’ monatti, d’esser portato, buttato al lazzeretto”.

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