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Per il referendum nessun seggio sarà nelle scuole

Per il referendum nessun seggio sarà nelle scuole

L’amministrazione comunale ha riorganizzato i luoghi di voto Il sindaco Malavasi: «Alla gente chiediamo un piccolo sforzo rispetto alle solite abitudini»

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CORREGGIO

In previsione del referendum del 20 e 21 settembre, l‘amministrazione comunale di Correggio ha deciso di non utilizzare le scuole come seggio.

Così, rispetto alle 19 sezioni presenti a Correggio, solo due rimarranno nell’attuale sede – la 1 in municipio, e la 17, nelle ex scuole di Mandrio – mentre tutte le altre avranno una variazione di sede. Questo significa che i cittadini non vedranno modificata l’assegnazione alla propria sezione – e, di conseguenza, non riceveranno a domicilio nuovi tagliandini da applicare sulla tessere elettorale – ma dovranno prestare attenzione perché, nella quasi totalità dei casi, questa avrà una sede diversa rispetto a quella consueta e a cui sono abituati.

Ecco le modifiche: la sezione 3, normalmente al Convitto, si sposta in municipio; a Palazzo dei Principi si trasferiscono le sezioni 2 e 6, che di solito sono al Liceo Corso; la palestra delle scuole Marconi ospiterà le sezioni 4 e 5, provenienti dalla scuola Cantona-Rodari, mentre le sezioni 7 e 8, sempre dalla Cantona-Rodari, si spostano nei locali del centro sociale 25 Aprile, dove troverà sede anche la sezione n. 16, in genere allestita alla casa protetta; le sezioni 9, 10, 11, 12 e 13 – quelle nella scuola “Allegri” dell’Espansione Sud – si spostano al Circolo Tennis; infine, le sezioni 14 e 15, a Canolo, passano dalla scuola primaria “Don Pasquino Borghi” al bocciodromo di Canolo; le sezioni 18 e 19, a Prato, si trasferiscono dalla scuola al centro sociale di Prato.

«Ci siamo immediatamente attivati per scongiurare l’interruzione dell’attività scolastica, a una sola settimana dalla sua ripresa – commenta il sindaco Ilenia Malavasi – Grazie al supporto degli uffici, siamo riusciti a ricollocarle in locali alternativi. Un piccolo aiuto che chiediamo a tutti i cittadini per impedire l’interruzione delle attività scolastiche». —

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