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«Mi piange il cuore nel vedere la Goldoni fare questa fine»

Serena Arbizzi
«Mi piange il cuore nel vedere la Goldoni fare questa fine»

L’ex proprietario Leo: «Noi siamo sempre stati al fianco dei lavoratori». Al presidio lacrime e rabbia

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rio saliceto

«Mi piange il cuore nel vedere la Goldoni fare questa fine. E, ecco, vorrei cogliere l’occasione per mettere in chiaro una cosa». Leo Goldoni, figlio di Celestino, fondatore della storica azienda di macchine agricole e, per decenni, con il fratello Severino alla guida dell’attività, prova profondo dispiacere nel vedere il frutto del lavoro della sua famiglia sgretolarsi. «Voglio precisare che la famiglia Goldoni ha sempre lavorato al fianco dei dipendenti. Noi abbiamo portato avanti l’azienda per una vita intera e, anche nei momenti più difficili, abbiamo sempre fatto in modo di tutelare i lavoratori, in modo che non perdessero una lira – continua – Noi esportavamo in 50 paesi per il 50% del fatturato. Poi la crisi del 2008 ha spazzato via gli affari con l’estero».

Profondo rammarico anche di fronte alla definizione di “poco interessante” attribuita alla tecnologia Goldoni. «La nuova proprietà ha comprato un gioiello – conclude Leo – Il nostro prodotto era venduto dalla Nuova Zelanda all’Africa».



Alcuni lavoratori hanno le lacrime agli occhi mentre i sindacalisti dicono loro che «la proprietà ha definito obsolete le vostre tecnologie, in fondo non interessanti». E pensano ai decenni trascorsi alla Goldoni a perfezionare le macchine perché alla prova del nove in campagna risultassero perfette.

La prima notte trascorsa in tenda davanti alla Goldoni è fatta di pianti, di riflessioni e di profonda delusione per l’esito del vertice con il presidente cinese di Lovol Wang Guimin , la Regione, i sindaci e le sigle sindacali. Gli operai sono radunati in presidio permanente per vigilare sulle macchine e sullo stabilimento: «Controlliamo che a qualcuno non venga in mente di portare via le macchine». E, intanto, cercano di compattarsi davanti allo stabilimento, convincendo, se ancora ce ne fosse bisogno, quei pochi che vorrebbero entrare a lavorare «che alla proprietà non interessa niente di noi: hanno già detto che non ci sono i soldi per il concordato in liquidazione. Ci faranno fallire».

Ieri mattina i vertici di Cgil e Fiom si sono radunati in assemblea permanente davanti allo stabilimento: Stefania Ferrari, Manuela Gozzi, Cesare Pizzolla, Angelo Dalle Ave, insieme a un centinaio di lavoratori.



«La società, assistita dagli studi Dentons e Deloitte, non è stata in grado, o non ha voluto impegnarsi rispettando quanto affermato e scritto fino a pochi giorni fa al tavolo regionale con un atteggiamento inqualificabile – dice Stefania Ferrari della Fiom – e siamo certi avrà le adeguate risposte a tutti i livelli, dai lavoratori che subiscono un atto di rapina e sciacallaggio fino alle istituzioni a tutti i livelli che vengono prese in giro. Sì, perché questo è un atto di sciacallaggio verso un grande marchio del territorio. Hanno scelto di chiudere».

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha chiesto alla proprietà di aspettare e di andare al Mise entro il 14, data in cui dovrebbe essere presentato il concordato.

Intanto, alla Goldoni, azienda che coinvolge un indotto di una trentina di aziende, tra metalmeccanica e servizi, arriva la solidarietà del territorio: il bar Zazza di Migliarina ha portato al presidio degli operai del cibo. «Questa solidarietà ci fa piacere – dice Angelo Dalle Ave – Speriamo di sensibilizzare sempre di più i cittadini alla questione Goldoni».

I sindacati puntano al concordato in continuità. La proprietà cinese, tuttavia, non ha dato risposte certe di fronte al possibile spostamento della trattativa al Mise. «Se non arriverà risposta proseguiremo con altre iniziative» annuncia la Cgil. —



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