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Nel nome di Massimo raccolta fondi per il guard rail salva-motociclisti

Elisa Pederzoli
Nel nome di Massimo raccolta fondi per il guard rail salva-motociclisti

Oggi gli amici arriveranno in corteo fino alla curva sulla 63 «Se ci fosse stata quella protezione, sarebbe ancora vivo»

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Elisa Pederzoli

VENTASSO

È passato poco più di un mese dalla morte, il 26 luglio scorso, di Massimo Fabbiani, 43enne di Parma: lo schianto con la suamoto sulla Statale 63 alle porte di Busana non gli lasciò scampo, morì praticamente sul colpo.

Le polemiche del giorno dopo sul guard rail e la mancanza di barriere protettive non sono finite lì. Sono diventate un progetto: quello degli amici di Massimo, che come lui amano la due ruote e sono consapevoli dei rischi che si corrono senza quelle barriere, e che hanno promosso una raccolta fondi per acquistare e installare in quel tratto la protezione. «Perché se quella barriera ci fosse stata – confida Pierluigi, uno dei suoi amici che sta seguendo da vicino la mobilitazione – forse Massimo si sarebbe fatto male, ma non sarebbe morto».

Questa mattina, una cinquantina di amici di Massimo partirà da Sassuolo per raggiungere in moto Busana alle 12 e quella maledetta curva. All’appuntamento saranno presenti anche la moglie Paola, il fratello Emanuele, il gruppo motociclistico dei Kawalieri di Akashi. L’obiettivo è attirare l’attenzione su quel tratto di strada, su quel guard rail. E il fatto che manca la protezione salvavita. «I guard rail sulle strade pensano agli automobilisti. A loro è concesso di essere protetti, nel caso in cui per una distrazione finiscano fuori strada. Un motociclista, invece, non può permettersi di sbagliate. Se lo fa, perde la vita» spiega l’amico Pierluigi.

È proprio questo il messaggio che chi ama Massimo, lo conosceva e ora soffre per la sua prematura scomparsa vuole lanciare.

Di iniziativa di questo tipo, di mobilitazioni da parte di privati per l’installazione delle protezione ai guard rail ce ne sono sempre più spesso. Sono spinite dalla sofferenza di chi ha preso un amico, un fratello, un figlio, un marito. E non vuole che possa ricapitare, nella convinzione che sarebbe bastato così poco, quel pezzo in più di protezione che tenesse conto dell’impatto che un motociclista può avere durante una fuoriuscita di strada, per esserci ancora.

A Busana, nel nome di Massimo Faggiani la famiglia e gli amici vogliono che la protezione venga installata. Per questo, stanno raccogliendo fondi per acquistarla, quindi con il supporto dell’associazione Motorlab sono determinati ad affrontare tutte le strade della burocrazia perchè il loro desiderio possa finalmente concretizzarsi.

Massimo Faggiani la mattina del 26 luglio scorso era in moto da solo.

Grande appassionato della due ruote, in quel tratto maledetto ha perso il controllo della sua moto. I ciclisti che provenivano in direzione opposta, lo hanno visto uscire di strada. Tra di loro c’era anche un medico. I soccorsi sono stati immediati. Per lui, purtroppo, non c’è stato niente da fare. —

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