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Influenza, i vaccini arrivano prima «Prevenire è utile in epoca di Covid»

Ambra Prati
Influenza, i vaccini arrivano prima «Prevenire è utile in epoca di Covid»

Natalini, direttore sanitario Ausl, sulla campagna autunnale «Il via a breve, individuate 40 sedi per somministrarli»

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REGGIO EMILIA.

Qualche linea di febbre e, molto probabilmente, saremo assaliti dal brivido del dubbio: sarà Covid? È quanto potrebbe avvenire nell’autunno ormai alle porte, quando non sarà affatto facile distinguere i sintomi di una normale influenza stagionale dal temuto contagio da Coronavirus. A livello regionale, la Regione ha aumentato le scorte di vaccini antinfluenzali, con una fornitura pari a quasi un milione 500 mila dosi per le categorie a rischio. Anche nella nostra provincia si sta preparando una massiccia campagna di vaccinazione antinfluenzale per le categorie a rischio: sono state individuate 40 sedi provinciali per la somministrazione dei vaccini, che potrebbe avvenire perfino nelle palestre.

E non a caso – in anticipo sui tempi (il via è previsto per fine settembre) ed in previsione del temuto assalto per assicurarsi il vaccino antinfluenzale da parte di fasce della popolazione finora mai tentate da questo tipo di prevenzione – l’Ausl di Reggio Emilia ha appena affrontato il tema durante una riunione ad hoc. Il punto è stato fatto dalla dottoressa Nicoletta Natalini, direttore sanitario Ausl.

Anzitutto è vero che vaccinarsi non dà la garanzia di non prendere la febbre?

«La certezza in medicina non esiste, si parla sempre di un’alta probabilità. Il vaccino si costruisce sulla base dei ceppi prevalenti in quel momento, ma è ovvio che i ceppi minori continuano a circolare. La vaccinazione protegge dal virus previsto e contenuto nella fiala, ma non da tutte le tipologie, per cui è possibile che anche i vaccinati contraggano la febbre. Non perché il vaccino non sia efficace, ma perché ci si può ammalare di un ceppo diverso. Ciò non toglie che, a nostro avviso, il vaccino sia la migliore forma di prevenzione che abbiamo e quindi va assolutamente utilizzata. Non soltanto per escludere i sintomi che possono essere confusi con il Covid: non dimentichiamo l’importanza di altri aspetti come il non diffondere virus, il valore sociale di certe professioni che se vengono a mancare creano un disservizio, il non intasare la sanità».

A chi è caldamente consigliato il vaccino antinfluenzale?

«Premetto che non lo consigliamo noi, si tratta di una campagna regionale che ci è stata anticipata. Le categorie sono quelle tradizionalmente interessate: anziani e chi è affetto da malattie croniche (diabete, malattie cardiovascolari o intestinali, pazienti oncologici) ed è perciò già esentato dal ticket. Quest’anno si è abbassata l’età: la Regione raccomanda il vaccino alle persone dai 65 anni in su anziché dai 75, ma se un cittadino di età compresa tra ai 60 e i 64 anni si presenterà di sua volontà anche a lui sarà vaccinato gratuitamente. A queste fasce vanno aggiunte le categorie professionali socialmente utili: personale sanitario, insegnanti, tutte le forze dell’ordine, nonché le donne incinte. In un anno particolare come questo, quello che cambierà sarà la modalità».

Vale a dire?

«Per il vaccino antinfluenzale gratuito l’Ausl provvederà ad una campagna attiva a tutti i pazienti over 65enni e ai malati cronici, in stretto contatto con i medici di base ai quali mandiamo gli elenchi. A ciascun medico di famiglia spetterà l’impegno di contattare i nominativi per telefono per poi dare un appuntamento per la somministrazione, come avveniva in passato. Poiché la platea di utenti sarà più ampia e occorre osservare le regole di distanziamento, sono due le novità: la prima è che si andrà su appuntamento, fissato dal medico di famiglia; la seconda è che per garantire spazi di attesa più ampi (spesso gli studi sono angusti) stiamo programmando delle sedi vaccinali dove potranno operare i medici di medicina generale. La vaccinazione non avverrà più solo nello studio del dottore di base ma anche in altre strutture. Stiamo concordando le sedi a livello distrettuale: sono 40 quelle già individuate. Per ora cerchiamo di mantenerci all’interno di strutture sanitarie, ma in alcuni Comuni, per garantire la prossimità, in accordo con sindaci e associazioni di volontariato, siamo alla ricerca di luoghi adatti, che potrebbero anche essere delle palestre».

Fin qui le categorie interessate dalla campagna attiva. Ma i reggiani adulti che per la prima volta vorranno vaccinarsi cosa dovranno fare?

«È una possibilità che è sempre esistita, anche se poco utilizzata. Il cittadino dovrà andare in farmacia, comprarsi il vaccino e recarsi dal medico di famiglia per l’iniezione, che quest’anno immaginiamo sarà molto gradita. Il problema è il numero di vaccini che saranno a disposizione. Noi abbiamo calcolato il fabbisogno sulle categorie precedenti: a Reggio circa centomila persone. Il libero mercato, invece, è un enigma; molto dipenderà dalle ditte produttrici, che sono poche, stanno già aumentando le consegne ma non è detto che riescano a soddisfare tutte le richieste».

Insomma il vaccino potrebbe non trovarsi, se ci sarà la corsa dei singoli.

«Sì ma è tutto da vedere e al momento è prematuro. Il vaccino antinfluenzale non esiste ancora sul mercato: la distribuzione avverrà tra fine settembre e inizio ottobre, quando inizierà la campagna regionale. Inutile affrettarsi, quest’anno ci vorrà più tempo: una volta consegnate le dosi disponibili i medici di base proseguiranno anche fino a gennaio, ad esempio per chi è appena uscito dall’ospedale. Il clou della campagna vaccinale per le categorie a rischio speriamo si concluda a novembre. Se l’anno scorso l’Ausl di Reggio Emilia ha raggiunto una copertura del 60% degli aventi diritto, quest’anno puntiamo ad almeno il 70%».

Abbiamo parlato di categorie a rischio. I bambini no?

«Solo quelli affetti da malattie croniche, ma anche questa fascia è nota tramite i pediatri».

Per i trasfertisti o chi viaggia spesso all’estero per lavoro?

«La singola azienda potrà approvvigionarsi e far vaccinare i dipendenti, come chi si è organizzato per i test sierologici. Ma si tratta sempre di libero mercato e, siccome il vaccino non è protettivo per il Covid, l’azienda sanitaria non interviene. Finora non ci è pervenuta nessuna richiesta in tal senso». —



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