Sono oltre 3.600 le domande per regolarizzare i migranti
REGGIO EMILIA
Sono oltre 3.600 le domande di regolarizzazione di lavoro presentate da lavoratori immigrati in provincia, di cui la gran parte (3.509) riguardano il lavoro domestico e di assistenza e la parte restante (145) il lavoro subordinato nel settore agricolo. Dopo una prima fase convulsa dovuta alla carenza di provvedimenti procedurali, durata dal 1° giugno al 15 agosto, da metà agosto è scattata la cosiddetta “fase due” con l’istruttoria delle domande e la vera regolarizzazione.
«Un intento, quello della regolarizzazione, che va nella direzione giusta, ma che nella pratica si è concluso con una risposta parziale, come dimostrato dalla proroga dei termini per presentare le istanze di regolarizzazione – afferma Domenico Chiatto, segretario Cisl Emilia Centrale – l’iter avrebbe potuto e dovuto comprendere anche altri settori come edilizia, logistica, turismo, diventando occasione per quantificare e far emergere dall’invisibilità questi lavoratori. Senza contare che la regolarizzazione sarebbe stata un naturale freno al loro reclutamento illegale, pratica purtroppo molto utilizzata», aggiunge Chiatto.
«Visto lo stato dell’arte, siamo in una fase in cui – commenta Franco Saracino, responsabile Caf Cisl Emilia Centrale – il datore di lavoro che ha presentato istanza per assumere un cittadino migrante ha due strade percorribili: aspettare la chiamata della Prefettura che potrebbe comportare tempi lunghi con il rischio del venir meno delle condizioni del rapporto di lavoro o, nell’attesa, procedere alla stesura di un vero e proprio contratto. Il nostro appello è che per evitare complicazioni, il datore di lavoro si affidi sempre a operatori qualificati. Il Caf Cisl mette a disposizione il suo servizio». —
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