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I dubbi di una prof 

«Ci sono aule stipate Distanziamento assente in certe classi»

Luciano Salsi

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA

Sarà sufficiente il distanziamento per impedire il contagio fra gli alunni? Qualcuno non lo crede e preferirebbe continuare almeno in parte con le lezioni a distanza. In termini generali la regolare riapertura delle scuole dell’infanzia, con la sola eccezione di Arceto di Scandiano, fa bene sperare nella ripresa dell'attività didattica dal prossimo lunedì. Mentre fervono gli ultimi lavori di edilizia leggera, arredamento e apposizione della segnaletica nelle aule, negli atri e nei corridoi, ci si prepara a mettere in atto le misure specificamente adottate dai dirigenti scolastici nel rispetto dei decreti ministeriali e comunicate all’inizio del mese nelle prime riunioni dei collegi dei docenti. Alcuni le ritengono troppo rigide, altri non abbastanza cautelative. Chi teme l’eventualità del contagio mette in discussione la distanza prevista fra le “rime buccali” dei ragazzi, che sono obbligati a indossare la mascherina se si muovono all'interno dello stabile, ma la possono abbassare quando sono seduti al loro banco monoposto. «È stato calcolato - osserva la professoressa Lidia Sessi del liceo Corso di Correggio - un metro di distanza fra le bocche degli studenti nell’ipotesi che essi rimangano sostanzialmente immobili. In realtà è impossibile evitare che si muovano con il corpo, con la sedia o con il banco quel poco che basta per diminuire tale intervallo al di sotto della soglia di sicurezza». In realtà dove le aule sono abbastanza vaste in rapporto al numero degli alunni si è potuta mantenere una distanza maggiore. «Non è il caso - obietta la professoressa Sessi - della mia scuola, che ha classi numerose costrette in un edificio storico. Nessuna è stata sdoppiata, ma tutte sono stipate nelle aule con le distanze minime fra i banchi. Le cattedre non sono protette con il plexiglass a differenza degli uffici di segreteria, a cui peraltro siamo invitati a rivolgerci telefonicamente. Sarebbe stato meglio aumentare le distanze prevedendo lezioni contemporanee in presenza per metà classe e a distanza per l’altra metà, come si fa, ad esempio, a Forlì e a Corsico. Il ministero ha finanziato la strumentazione occorrente alle scuole che ne hanno fatto richiesta. Noi abbiamo preso atto delle decisioni assunte senza poterle discutere nel collegio dei docenti». —

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