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RIO SALICETO 

La vertenza della Goldoni ora finisce in Parlamento

Serena Arbizzi

A portarla sarà la Lega: «I lavoratori non devono essere presi in giro» Intanto, dopo il vertice Lovol, si è dimesso anche il presidente di Arbos

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RIO SALICETO

Nuovi colpi di scena nella vertenza Goldoni fanno stare ulteriormente con il fiato sospeso 220 lavoratori e le loro famiglie.

Dopo il passo indietro del presidente di Lovol, Wang Guimin, si è dimesso anche il presidente di Arbos, società controllata, come la Goldoni, dalla stessa Lovol. Un ulteriore tassello che confonde gli scenari. Il commento dei sindacati dal presidio permanente davanti all’azienda: «Non sappiamo come interpretare questi segnali. Di certo, chi doveva dare una risposta alla Regione sullo spostamento della trattativa a Roma si è dimesso». Ieri al presidio, assieme ai sindacalisti Angelo Dalle Ave e Massimo Occhi, sono arrivati la consigliera regionale Pd Palma Costi, i sindaci Alberto Bellelli e Lucio Malavasi, e Luigi Lamma per portare la solidarietà della Diocesi di Carpi e del vescovo Castellucci.

«Crediamo sia giusto che una vertenza come questa sia portata a un tavolo nazionale e sarebbe necessario attivare la parte diplomatica per raggiungere il governo cinese – afferma Palma Costi –. Non si può perdere questa eccellenza che va salvaguardata. Sosterremo tutte quelle azioni che la Regione vorrà fare per rilanciare un’azienda come questa».

I parlamentari leghisti Guglielmo Golinelli e Stefano Corti, e i consiglieri Giulio Bonzanini e Federica Boccaletti esprimono solidarietà ai lavoratori: «Presenteremo un’interrogazione al Governo per sapere come intende intervenire. Considerata la vicinanza di questo Governo con Pechino, il minimo che ci si possa aspettare è che la Goldoni e i lavoratori non vengano presi in giro».

E proseguono: «Massima solidarietà ai dipendenti della Goldoni di Migliarina di Carpi che rischiano di rimanere senza lavoro dopo che per anni hanno rappresentato l’eccellenza del settore. Non possiamo accettare che questi azionisti cinesi prima acquisiscano l’azienda e poi la lascino fallire. Cosa intende fare il governo per salvaguardare l’occupazione e la continuità dell'impresa?»

«In tal senso – ribadiscono – presenteremo un’interrogazione al ministro dello sviluppo economico per sapere come intenda intervenire. Vogliamo anche sapere se gli azionisti di maggioranza cinesi abbiano percepito fondi pubblici. Considerata la vicinanza di questo governo con Pechino il minimo che si possa aspettare è che la Goldoni e i suoi lavoratori non vengano presi in giro».

Intanto proseguono gli attestati di solidarietà ai lavoratori che hanno istituto un presidio permanente davanti alla fabbrica.

Ogni giorni arrivano cibi preparati dalle pizzerie e dai ristoranti della zona che in questo modo vogliono portare il loro sostegno. «Questa solidarietà ci fa molto piacere – hanno detto operai e sindacati –. Speriamo di sensibilizzare sempre più i cittadini alla nostra causa». —

Serena Arbizzi

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