Mapy, l’ariete nano a rischio della vita per la tracciabilità
BAISO
Anche Raitre ha fatto visita alla fattoria di Annamaria Gattamelati per fare un servizio (andato in onda nei giorni scorsi) su Mapy, l’ariete nano che sta concorrendo al Guinness dei primati come l’ariete più piccolo al mondo, così come avviene per altri animali, come maiali nani e galline di razza particolari. Un nuovo regolamento europeo sulla tracciabilità degli ovini è stato adottato dall’Italia e sta causando non poche perplessità agli allevatori di razze di piccole taglie. Praticamente, il regolamento è stato adottato prendendo solo una delle soluzioni consigliate, ovvero l’inserimento nella bocca dell’animale di un “bolo” che, una volta ingoiato, finisce nella pancia e non esce mai più.
Questo bolo, di notevoli dimensioni, è un dispositivo elettronico che consente il riconoscimento dell’animale. Il tutto per evitare truffe e avere sotto controllo la popolazione degli ovini e dei caprini. Ma, come sempre succede, nel mondo non esiste solo il bianco e il nero. Ma ci sono migliaia di sfumture e, nel caso degli allevatori di ovini o caprini di piccola taglia, il “bolo” da ingoiare è grande quasi come il loro stomaco, quindi diventa improponibile per la salute dell’animale.
La segnalazione di questa strana novità burocratica arriva da Annamaria Gattamelati, che è anche una allevatrice di pecore nane, oltre ad essere proprietaria di Mapy, l’ariete nano che attende la certificazione definitiva del Guinness. «Sono rimasta particolarmente sorpresa da queste disposizioni che non fanno sicuramente bene agli animali di piccola taglia come le razze Ouessant, Camerun e meticce di piccola taglia. Con altri allevatori ci siamo consultati e abbiamo parlato con i veterinari, che sconsigliano il bolo ruminale perché rischierebbe di fare morire o ferire gli animali di piccola taglia». La soluzione? «Un microchip sottocutaneo potrebbe essere una soluzione, solo che l’adozione del regolamento europeo da parte dell’Italia sembra che non contempli questa opportunità». Per rivolvere il problema «scriveremo insieme ai veterinari alle autorità sanitarie per spiegare le nostre ragioni e per avere delle esenzioni, oppure una modifica al regolamento attuale».
Il “bolo ruminale” che contiene il codice identificativo di un animale è una sorte di “pastiglione” simile ad un bastoncino lungo tra i cinque e i sei centimetri, che si deposita per sempre nel rumine dell’animale. Si tratta di un modo per tracciare i bovini e per evitare possibili truffe tramite lo scambio di identità degli animali, che sono controllati, di solito, con delle apposite targhette applicate alle orecchie. Questo metodo di controllo sanitario e di identificazione è stato adottato in Italia di recente anche per i caprini e gli ovini, perché l’Europa richiede l’identificazione e la tracciabilità anche di questi animali. Il problema del bolo è che per gli animali di piccola taglia è praticamente improponibile, perché, mettere un simile “pastiglione” nella pancia di questi animaletti vorrebbe dire danneggiare il loro stomaco. Per Annamaria Gattamelati si tratterebbe di una vera e propria barbarie, pertanto è necessario trovare altri metodi di identificazione. —
Paolo Ruini
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