Gazzetta di Reggio

Reggio

ferrarini 

Muro di Lega e renziani contro Amco e Pini

Muro di Lega e renziani contro Amco e Pini

Due interrogazioni alla Camera contro il piano di salvataggio Contestata la presenza della partecipata del Ministero

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Continua il braccio di ferro per salvare il gruppo agroalimentare Ferrarini, entrato in crisi nel 2018 sotto il peso di oltre 250 milioni di debiti. A contendersi lo storico marchio emiliano dei salumi, come noto, sono due cordate. La prima è quella capeggiata dal gruppo Bonterre-Grandi salumifici italiani, appoggiata da Intesa Sanpaolo e Unicredit e la cui proposta, avanzata nell’ambito della procedura di concordato l’11 agosto, ha incassato il plauso generale del mondo cooperativo e delle associazioni del settore suinicolo.

Ferrarini però, nel nuovo piano di rilancio depositato in tribunale a Reggio nei giorni scorsi, ha deciso di affidarsi al gruppo della bresaola valtellinese Pini, con partner finanziario la società Amco, controllata dal ministero dell’Economia. Proprio il ministero (insieme a quello dello Sviluppo economico) viene quindi tirato in ballo sia dalla Lega che dai renziani di Italia Viva, e invitato con due distinte interrogazioni ad esprimere il suo sostegno alla proposta di Bonterre.

In particolare il primo atto presentato alla Camera è a firma del deputato del Carroccio Giulio Centemero, secondo cui «l’offerta del gruppo Pini insieme alla Amco è, ad avviso degli interroganti, in aperto contrasto con un’offerta solida e già resa pubblica, che ha ricevuto il plauso di tutti gli stakeholder del settore». Inoltre «la proposta appoggiata da Amco non sembra dare garanzie sulla qualità della produzione, sulla filiera, sull’italianità» e «resta il rischio di delocalizzazione e di mancata tutela dell’italianità della materia prima». Considerazione, quest’ultima, smentita pubblicamente da Lisa Ferrarini, dalle pagine della Gazzetta. Ma la Lega chiede comunque di affrontare la questione attraverso «l’immediata riattivazione del tavolo di crisi già aperto presso il ministero dello Sviluppo economico».

Ancora più severi i rilievi sollevati da Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva, che ricorda come «il gruppo Pini fa capo a Piero Pini, il cui nome compare nei dossier cosiddetto Panama Papers, e al figlio Marcello, entrambi coinvolti in indagini per gravi illeciti in altri Paesi europei». La proposta concordataria di Ferrarini penalizza inoltre, secondo Anzaldi, i creditori, «tra i quali vi sono anche i sottoscrittori di un bond di 35 milioni». La proposta concorrente, invece, «prevede un progetto di rilancio industriale basato su una filiera di alta qualità tutta italiana e migliora le percentuali di soddisfo ed i tempi di pagamento (primo pagamento entro 12 mesi), dei creditori». Pertanto il renziano, domanda «se e quali iniziative di competenza il governo intenda adottare in ordine al ruolo di Amco spa, società partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze, che appoggerebbe la famiglia Ferrarini e il gruppo Pini, senza considerare la scarsa credibilità imprenditoriale e la mancanza di trasparenza finanziaria degli stessi, che dovrebbe portare a escluderli da una legittima selezione quali partner di una società pubblica». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google