Gazzetta di Reggio

Reggio

Il vescovo accorpa dieci parrocchie In centro diventano soltanto due

Luigi Vinceti

L’annuncio di Camisasca alla festa della natività della Madonna. I nomi decisi da parroci e fedeli

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REGGIO EMILIA

Pensieri religiosi ma anche di carattere sociale nell’omelia che il vescovo di Reggio e Guastalla ha pronunciato ieri mattina nella basilica della Ghiara per le celebrazioni della festa della natività della Madonna, che segna l’inizio del nuovo anno pastorale. Ricordato, innanzi tutto, il «Dono particolare per la Chiesa di poter riprendere il cammino sotto lo sguardo e l’intercessione di colei che ha accettato fin dalla più tenera età di concepire se stessa come serva di Dio».

Massimo Camisasca si è rivolto a presbiteri e diaconi, religiosi, religiose e consacrati, autorità, fratelli e sorelle, invitando tutti ad essere testimoni della fede tenendo conto che «in questi decenni in molte Chiese e in molti discorsi la pastorale si è progressivamente ridotta ad un insieme di tecniche comunicative, relazionali e gestionali e la scuola teologica – che alla fine della seconda guerra mondiale ha generato questa visione della Chiesa, in analogia alle imprese che funzionano bene, che gestiscono molti soldi – ha ridotto le vocazioni a compiti prestabiliti e temporanei mostrando così la propria inadeguatezza. Occorre ritrovare il respiro ampio di Dio verso l’uomo».

Pesante l’annotazione sul «secolarismo dei nostri tempi che ha disabituati anche i consacrati a questo sguardo profondo e gioioso. Vediamo solo la superficie degli eventi e non sappiamo leggere in profondità ciò che accade». Temi che il vescovo reggiano ha ammesso di aver già evidenziato nelle omelie domenicali e nelle interviste rilasciate durante il lockdown. Con riferimento alla pandemia, Camisasca ha ricordato l’enorme sforzo fatto dalla diocesi reggiana per ottemperare alle giuste richieste di igiene e distanziamento durante la celebrazione dei sacramenti e in particolare dell’eucarestia. «Non possiamo essere tranquilli: un buon numero di persone non sono tornate alla Messa domenicale dopo la riapertura delle celebrazioni in presenza. Non possiamo accontentarci di preghiere domestiche, sostitutive delle celebrazioni in presenza. Non voglio con ciò sminuire, né dimenticare, il bene di tante iniziative nate dalla creatività cristiana, ma non dobbiamo stancarci di radunare il nostro popolo nell’esperienza comunitaria della fede: sulla terra senza fisicità non ci può essere gioia; anche nel cielo i nostri corpi saranno trasfigurati ma non eliminati. Vi invito perciò a superare ogni ingiusta paura e a stimolare i vostri fedeli alla partecipazione fisica alla Messa domenicale».

Sottolineata poi da Camisasca la possibilità che un laico guidi la preghiera, commenti la parola di Dio, sia attore di una convocazione della comunità e curi i problemi delle persone non in sostituzione del prete, ma nei casi in cui un parroco sia lontano o troppo oberato. Dopo un grazie a don Stefano Borghi, delegato nel Consiglio presbiteriale, il vescovo ha ribadito la necessità di accorpare, con maggior sollecitudine, una decina di chiese del centro che confluiranno in due parrocchie. Nel dettaglio, nella parrocchia di Sant’Agostino confluiranno San Zenone, Santo Stefano, Santa Teresa, la Cattedrale e San Prospero. A quella di San Pietro, invece, saranno accorpate anche San Nicolò, San Francesco e San Giacomo. A parroci e fedeli il compito di decidere l’intitolazione delle due nuove parrocchie.

Camisasca ha poi esaltato la rivoluzione derivante dalla coabitazione dei responsabili degli uffici pastorali sotto un unico tetto e ha ringraziato presbiteri, diaconi, religiosi e laici per la loro laboriosità. «La conversione pastorale e missionaria non può lasciare le cose come stanno. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione». Ripreso anche il tema della luminosità del celibato ecclesiastico: «Penso – ha concluso – alla crisi economica e morale. Non ci risolleveremo senza un piano adeguato. Noi possiamo aiutarlo con la preghiera e la maturità politica. Tra poche settimane annuncerò il corso di formazione auspicato lo scorso novembre. Tutto ciò che la Chiesa dice e fa non ha il colore di una scelta politica di campo ma nasce dalla considerazione che i valori più decisivi per la vita dell’uomo sono oggi in discussione. La predicazione su Paradiso, Purgatorio, Inferno, il bene e il male, la grazia e la colpa deve restare al centro delle attenzioni pastorali. Sono certo che pregherete per tutto questo e per il vostro vescovo». —



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