La carica dei 1.100 dentro le Fiere con mascherine e voglia di lavoro
Nei capannoni di Mancasale il test d’ingresso di Unimore per i 509 posti dei dodici corsi delle professioni sanitarie
REGGIO EMILIA
Più della paura del Covid-19 ha potuto la difficoltà, per le giovani generazioni, di inserirsi nel mondo del lavoro: una montagna da scalare per chiunque. Questa la molla che ha attirato ieri a Reggio, al test d’ingresso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Unimore, una folla per la maggior parte femminile, visto che quattro candidati su cinque risultano donne. In totale si sono presentati 1.100 giovani (su 1.300 iscritti) aspiranti alle professioni sanitarie. Candidati provenienti dalle estremità della penisola, alcuni arrivati addirittura da Palermo: 18% la percentuale degli iscritti provenienti dal Sud. La prova si è svolta, per la prima volta rompendo una tradizionale decennale, ai padiglioni delle Fiere di Mancasale, che per l’occasione hanno schierato un imponente sistema di sorveglianza tramite 130 addetti. Si è verificato anche un malore: una ragazza, forse per l’agitazione e l’ansia, si è sentita male ed è stata soccorsa dall’ambulanza della Croce Rossa, ritirandosi dalla prova. Sono 509 i posti complessivamente disponibili (39 dei quali riservati a studenti stranieri residenti nei Paesi extra Ue) nei dodici corsi di laurea triennali: dietetica, fisioterapia, igiene dentale, infermieristica, logopedia, ostetricia, tecniche del laboratorio biomedico e tecniche di fisiopatologia cardiocircolatorie e perfusione cardiovascolare (queste ultime due attive solo a Modena), tecniche di riabilitazione psichiatrica, terapia occupazionale, tecniche di radiologia medica e radioterapia.
A farla da padrone sono le lauree in infermieristica e fisioterapia, le più ambite, dove il rapporto tra candidati e posti disponibili si aggira su uno a dodici, nonostante l’innalzamento dei posti disponibili soprattutto per gli infermieri: l’Università di Modena e Reggio ne ha previsti 35 in più rispetto allo scorso anno, su un incremento totale di 49 posti. Secondo Unimore “un numero molto superiore rispetto alle reali disponibilità”; eppure i candidati sono sempre troppi e abbiamo visto, nei mesi della pandemia, neoinfermieri catapultati in corsia il giorno dopo la discussione della tesi.
L’effetto Covid in senso attrattivo, che ad esempio nella vicina Parma ha fatto balzare all’insù le richieste degli aspiranti medici e degli infermieri che vogliono finire in trincea nell’anno dei camici bianchi eroi, a Reggio e Modena non si è verificato: secondo i dati Unimore, il numero dei candidati è stato in linea con quello dell’anno scorso, quando erano pervenute 1.311 iscrizioni.
Genitori, parenti e fidanzati che ieri hanno aspettato nel parcheggio esterno, hanno negato di temere che i candidati possano contrarre il virus. «Non ho paura, è una scelta di mia figlia 19enne e ci si augura che quando avrà finito gli studi la situazione sia migliorata – spiega la mamma Alessandra Truzzi di Mantova, insieme al marito – Piuttosto i posti sono limitati, sono pochi quelli che passeranno e dovremo attendere il 18 settembre per conoscere l’esito».
Più sfiduciata una nonna proveniente da Trieste: «È la terza volta che mia nipote prova il test, ora da infermiera non avendo passato quello di medicina l’anno scorso a Trieste e un altro un mese fa. Spero sia la volta buona».
Anche per chi passeranno tra le forche caudine dei 60 quesiti a risposta multipla in 100 minuti, la strada sarà lunga: verrà stilata una graduatoria, i primi avranno la libertà di scegliere il corso preferito fino ad esaurimento mentre gli altri dovranno accontentarsi di quelli rimasti, poi i tre anni di laurea breve. —
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