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«La didattica in presenza preferita dai dirigenti scolastici reggiani»

L.S.

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CORREGGIO

Ieri il nome di una insegnante del liceo Corso è stato erroneamente riportato nel nostro articolo a proposito delle misure di sicurezza adottate dagli istituti reggiani per il rientro a scuola.

Le linee guida ministeriali non escludono la prosecuzione della didattica a distanza che ha caratterizzato gli ultimi tre mesi e mezzo dello scorso anno scolastico.

Nella nostra provincia, però, i dirigenti scolastici, d’intesa con gli enti locali, hanno scelto di generalizzare le lezioni in presenza, fatte salve le sparute eccezioni rappresentate da qualche scuola che trasmetterà on line una parte minoritaria della sua programmazione.

La grande maggioranza dei docenti, dei genitori e degli alunni condivide tale decisione. Abbiamo raccolto perplessità e preoccupazioni tramite conversazioni informali con alcuni docenti.

Non tutti gli edifici scolastici possono essere sottoposti agli interventi di edilizia leggera per abbattere o aggiungere pareti. Cionostante in tutte le scuole della nostra provincia sono rigorosamente rispettate le distanze minime di un metro fra le “rime buccali” degli alunni prescritte dalla normativa.

In realtà dove le aule sono abbastanza vaste in rapporto al numero degli alunni si è potuta mantenere una distanza maggiore.

Non è il caso degli edifici nei quali non si possono compiere lavori per ampliare gli spazi a disposizione. Quindi ci si deve limitare alle distanze minime imposte dalla legge. Queste, però, non sarebbero sufficienti, non potendo evitare che gli studenti si muovano, spostando le sedie o i banchi, fino a ridurre la distanza al di sotto del margine di sicurezza.

Perciò c’è chi sostiene che sarebbe stato meglio seguire l’esempio dei pochissimi casi di altre province in cui si prevedono lezioni contemporanee in presenza per metà della classe e a distanza per l’altra metà, a condizione che ogni aula sia dotata della strumentazione occorrente.

«I dirigenti scolastici reggiani – obietta Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia con delega all’Istruzione – hanno preferito una didattica totalmente in presenza. È una scelta prioritaria, meditata e responsabile, corrispondente alle aspettative del mondo scolastico».

«Comprendo – aggiunge Fausto Fiorani, coordinatore dei dirigenti scolastici – le perplessità di qualche insegnante, ma abbiamo assunto le decisioni necessarie per ottenere i migliori risultati sul piano didattico minimizzando il rischio».

In effetti più di un pedagogista sottolinea che le lezioni on line possono integrare l’insegnamento tradizionale o sostituirlo quando le aule devono essere chiuse, ma la sua efficacia è sicuramente inferiore.

Inoltre la scuola vive essenzialmente dei rapporti umani che vi si instaurano direttamente e spesso sfociano in amicizie durature, ben più solide e profonde di quelle che si instaurano sulle reti sociali.

Il problema non si pone per le scuole superiori, ma non è secondario l’interesse dei genitori ad avere assicurata la custodia dei bambini quando sono al lavoro. —

L.S.

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