Una fototrappola cattura l’aquila di Ligonchio tornata in Appennino
VENTASSO
Per i montanari l’Aquila di Ligonchio è Iva Zanicchi, così soprannominata fin dagli albori della carriera. Ma l’aquila a Ligonchio c’è anche nella versione naturale: l’aquila reale, la regina dei rapaci, splendida nella sua maestosità. Già da alcuni anni alcune aquile hanno ripopolato e nidificato nelle zone vicine a Ligonchio e in altri punti impervi dell’Appennino. Difficili da vedere in volo, è quasi impossibile riuscire a fotografarle da vicino. Umberto Gianferrari, ex cacciatore col fucile, oggi solo di foto, e Marco Campani sono riusciti a immortalarla con una fototrappola collocata in un punto impervio. Una foto straordinaria, col maestoso predatore posato su un ramo, con i boschi sullo sfondo. Un’immagine rara, accompagnata da un breve filmato, che ha suscitato interesse anche tra documentaristi professionisti. È una splendida testimonianza della ricchezza faunistica e della biodiversità del crinale e del territorio del Parco nazionale. Afferma Umberto Gianferrari: «L’aquila, come il lupo, è un superpredatore, ossia un predatore in grado di cibarsi anche di predatori. I superpredatori sono in cima alla catena alimentare. La loro presenza è un indicatore di un ecosistema in buona salute. Abbiamo già molti filmati che ritraggono l’aquila, ma anche corvi imperiali, lupi e cervi. Tutti i video raccolti andranno a costituire un docufilm sulla fauna dell'Appennino». —
L.T.
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