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Le memorie dell’ex commissario Venturi «Un errore chiudere le scuole così a lungo»

Jacopo Della Porta
Le memorie dell’ex commissario Venturi «Un errore chiudere le scuole così a lungo»

Oggi esce il libro dell’ex assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna e del giornalista di Repubblica Rosario Di Raimondo 

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novità in libreria

Jacopo Della Porta

«Mai più chiudere le scuole. Mai più

metterne in dubbio la riapertura. Mai più». L’ex commissario straordinario all’emergenza Covid Sergio Venturi è perentorio. «Quello è stato l’errore più grande».

Oggi esce nelle librerie di tutta Italia “La goccia del colibrì. Fare la propria parte durante e dopo la pandemia” (edizioni Pendragon, 176 pagine, 15 euro) scritto da Sergio Venturi con il giornalista di Repubblica Rosario Di Raimondo.

Un paragrafo del libro, significativamente titolato “Scuola: un’occasione perduta”, guarda in retrospettiva ai problemi provocati dalla chiusura delle classi. «Sono 200 giorni che non c’è scuola - ha detto ieri Venturi in occasione della presentazione alla stampa del libro - Non possiamo permetterci di lasciare bambini e ragazzi senza educazione. Per due terzi di un anno i ragazzi sono rimasti senza coetanei, senza maestri. Non se lo può permettere nessun Paese e il nostro è quello che ha avuto la maggiore astinenza».

Secondo Venturi «della scuola non abbiamo parlato a sufficienza» e non si sono valutati tutti gli effetti negativi provocati dal mancato ritorno in classe. «La chiusura della scuola accentua le disuguaglianze anche di genere. Lascia sulle donne il peso della famiglia e della professione» e aumenta le diseguaglianze sociali perché «non tutti hanno la banda larga, specie sotto una certa latitudine, non tutti hanno più semplicemente un dispositivo adatto». La didattica a distanza è una grande risorsa ma «la scuola si fa in presenza».

Si tratta di una riflessione con il senno di poi, sottolinea lo stesso Venturi, che però nota come in Francia, Spagna e Germania si sia tornati prima in classe. «La scuola non ha riaperto dopo il lockdown soltanto nel nostro Paese, tra tutti i Paesi colpiti del mondo occidentale».

A favore dell’apertura della scuola ci sono anche le evidenze scientifiche. «I bambini rappresentano una percentuale molto bassa di casi documentati di Covid-19, questa è una certezza (...). Tutti gli studi pubblicati fino a oggi dimostrano ciò che ognuno di noi auspicava, cioè che non c’è nessuna condizione accertata in cui il bambino fosse il paziente zero», scrivono Venturi e Di Raimondo.

“La goccia del colibrì” racconta i mesi in cui Venturi, ex assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, venne richiamato in servizio per gestire l’emergenza Coronavirus perché il successore, Raffaele Donini, era stato contagiato. Dal 4 marzo al 9 maggio scorsi, il medico è diventato il punto di riferimento quotidiano per gli emiliano-romagnoli, grazie alle sue dirette Facebook molto seguite, nel corso delle quali aggiornava i cittadini sull’andamento dell’epidemia. Più di due mesi nei quali il commissario si è fatto apprezzare per la sua capacità di spiegare, incoraggiare, talvolta strigliare i cittadini, il tutto senza cedere al paternalismo e utilizzando un linguaggio comprensibile a tutti.

Venturi ha dimostrato capacità comunicative, perché ha alternato alle fredde statistiche, anche uno stile più empatico, condito di immagini evocative, come quella del colibrì di una favola africana, che nel corso di un incendio nella foresta decide di dare il proprio contributo di pompiere portando l’acqua nel suo piccolo becco. Benché deriso dal cinico leone, il volatile si dimostra decisivo perché fornisce un esempio che si traduce in una chiamata all’azione collettiva. E presto, con il contributo di tutti, le fiamme vengono spente. La pandemia non si vince solo in laboratorio o negli ospedali ma necessità del contributo di ciascuno di noi. «Gli uomini in certi momenti sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nei nostri vizi». Lo ha scritto William Shakespeare nel Giulio Cesare. E la citazione campeggia in apertura del libro.

In queste pagine fresche di stampa vengono ricostruiti i mesi drammatici del picco, con passaggi anche toccanti, come quello dove si racconta la solitudine che hanno vissuto i malati. «Quando un paziente grave affetto da Covid-19 si arrende, e con lui tutte le persone che l’hanno accudito, non ha nessuno accanto che possa tenerlo per mano. Non c’è sua moglie, suo marito, la figlia o il figlio, il papà o la mamma».

“La goccia del colibrì”, non fornisce però solo un bilancio. Ma guarda anche avanti. Gli ultimi due capitoli offrono spunti interessanti, ad esempio relativamente a come dovranno essere riorganizzati gli ospedali o le strutture per anziani. «Uno dei cambiamenti da fare penso che sia di tipo sanitario: gli infermieri e i medici delle case (di riposo, ndr) devono essere messi a disposizione dal pubblico. Così impedisci che si dequalifichino, perché possono lavorare tre mesi in una struttura e altri tre in ospedale». Un accorgimento che eviterebbe i problemi di personale che si sono verificati nel mezzo della pandemia.

E a proposito di futuro, Venturi ritiene che non sia un bel segnale l’annuncio del Governo di 11 milioni di mascherine chirurgiche per la scuola («passa il messaggio dell’usa e getta, sarebbe stato meglio quelle di stoffa»).

L’epidemia di Covid non è finita e se anche lo fosse non imparare la lezione che ci ha impartito sarebbe l’errore più grave tra quelli commessi fino ad ora. Con questo libro Venturi e Di Raimondo, come due colibrì, portano il loro contributo a un dibattito che ci coinvolg tutti. —



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