«Valorizzazione della zona collinare ma Casina non c’è»
Attacco di Piero Torricelli della Pro Loco di Cortogno «Nessun progetto, così esclusi dai finanziamenti»
Casina
«Perchè il Comune di Casina, e altri del medio Appennino, non rientrano nell’ambito del piano strategico di valorizzazione della media montagna annunciato dal Comune di Canossa?».
A chiederlo è Piero Torricelli, storico esponente della Proloco di Cortogno e attivo anche nell’Associazione per la valorizzazione della Val Tassobbio.
«Nei giorni scorsi la Gazzetta di Reggio ha pubblicato due bellissime pagine sul piano strategico firmato da 10 Comuni dell’area pedecollinare, con un protocollo di intesa per lavorare insieme a imprenditori di Reggio sullo sviluppo dei singoli territori. I Comuni sono Canossa, Albinea, Quattro Castella, Baiso, Carpineti, Scandiano, Castellarano, San Polo, Montecchio, Vezzano – fa notare – Il sindaco di Canossa Luca Bolondi ha spiegato che si tratta di un patto forte tra pubblico e privato attraverso una fondazione e la creazione di un marchio di qualità. Una strategia di sviluppo e trasformazione del territorio che ha tre protagonisti: il sindaco di Canossa appunto, l’architetto Paolo Soragni di Reggio che ha fatto uno studio approfondito sulle aree pedecollinari e una famiglia di imprenditori di Reggio Emilia. Trattandosi di un’area storicamente ed economicamente omogenea sorprende l’assenza di Casina, Castelnovo Monti, Vetto».
E aggiunge Torricelli: «Ci giunge anche notizia che Casina sia stato l’unico Comune a non avere fatto richiesta di progetti o iniziative all’interno del “Programma triennale di tutela e valorizzazione delle terre di Canossa” e quindi l’unico ad essere escluso da possibili finanziamenti per interventi e progetti culturali, ambientali. Supponiamo che cittadini, amministratori comunali, Pro Loco, associazioni culturali ed ambientali, abbiano letto come noi queste notizie, ma a tutt’oggi, trascorsi diversi giorni, non ci risultano commenti o iniziative specifica su argomenti di uguale valore per il nostro territorio». «Certamente sorprende il generale disinteresse e appare sempre più urgente il sollecito che da molto tempo esprimiamo sulla necessità che le istituzioni dell’Appennino Reggiano sappiano programmare e pianificare tutte insieme e unite lo sviluppo e la salvaguardia del territorio in tutta la sua dimensione» conclude. —
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