Gazzetta di Reggio

Reggio

il processo 

Derubata e ricattata dopo una maxi vincita Condannato un 36enne

t.s.
Derubata e ricattata dopo una maxi vincita Condannato un 36enne

La 40enne risarcita con una provvisionale di 15mila euro La difesa: «Tentò la truffa non l’estorsione, faremo appello»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

La vicenda è di quelle intricate e per certi versi clamorosa: l’anno scorso una reggiana 40enne dopo una vincita milionaria al Superenalotto (in parte investita in gioielli, tre Rolex e un’auto di lusso) aveva subìto un furto cospicuo nella sua abitazione e, improvvisandosi detective, si era affidata a due sinti per recuperare la refurtiva, ma che si erano invece intascati 15mila euro, gabbandola.

Nell’ottobre scorso erano stati arrestati il 36enne Pablitos Torre e il 47enne Tiziano Barosi, inoltre il pm Iacopo Berardi – che ha coordinato le indagini della squadra mobile – ha chiuso l’inchiesta con richiesta di giudizio immediato per i due finiti nel mirino per ricettazione (dei gioielli rubati) ed estorsione in concorso. A quel punto le strade giudiziarie si sono divise: Torre ha puntato al rito abbreviato, mentre Barosi al rito ordinario. Il primo ha affrontato ieri il processo, mentre il secondo sarà in aula più avanti. In apertura di procedimento è ieri caduta l’accusa di ricettazione per Torre, in quanto i monili non sono mai stati trovati durante la perquisizione e il Riesame – sul punto – ha ritenuto mancanti i gravi indizi. Poi la discussione si è concentrata sui 15mila euro voluti per recuperare la refurtiva, dimostrandosi invece un bluff. Dopo un tira e molla la 40enne aveva ceduto e, contro il parere della questura con cui collaborava a sprazzi, aveva incontrato Torre e Barosi nel campo-nomadi di via Strozzi, fra San Rigo e Rivalta. Per il pm Berardi maturò un’estorsione bella e buona, da qui la richiesta di condanna a 5 anni di reclusione e 3mila euro di multa. Di diverso parere l’avvocato Alessandro Conti che, come difensore di Torre, ha inquadrato la vicenda in una tentata truffa, rimarcando come fosse solo un raggiro quello messo in piedi, in quanto i due sinti non avevano i gioielli e quindi non potevano certo recuperarli per conto della derubata. Dalla camera di consiglio il giudice Andrea Rat è uscito con una sentenza di condanna a 3 anni di reclusione per Torre, derubricando però l’accusa in tentata estorsione in concorso. Sempre Rat ha disposto una provvisionale di 15mila euro (esattamente la cifra mai restituita) per la 40enne costituitasi parte civile tramite l’avvocato Giacomo Fornaciari. In aula è presente l’imputato, non più sottoposto a misure restrittive, dopo aver trascorso un mese in carcere. Ma dopo l’udienza parlerà con i cronisti solo il suo difensore: «Faremo appello – dice il legale – una volta conosciute le motivazioni della sentenza». —

t.s.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google