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l’intervista 

Farmacie, il neo-presidente Capelli «Porte girevoli? Si chiama fiducia»

E.Spa.
Farmacie, il neo-presidente Capelli «Porte girevoli? Si chiama fiducia»

L’ex capogruppo Pd, appena nominato: «Porterò la mia esperienza di politico e di imprenditore»

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reggio emilia

«Il mio ringraziamento va all’ex presidente Annalisa Rabitti e alla consigliera Sara Paderni, che da vice presidente ha retto il rapporto con il Comune durante il periodo di vacanza della presidenza. Ringrazio il sindaco Luca Vecchi per la fiducia accordata. Non si parli di porte girevoli. Si tratta del rinnovamento di un rapporto fiduciario fra persone che hanno già collaborato nell’amministrazione pubblica». La sua nomina, seppur eclatante, non ha rappresentato una vera sorpresa. Anzi. È da mesi che ormai si vociferava di un approdo dell’ex capogruppo Pd, Andrea Capelli, alla guida delle Farmacie Comunali Riunite (Fcr), partecipata al 100% dal Comune, una delle casseforti del welfare reggiano. Un incarico arrivato nell’ultima infornata di nomine, il cui anticipo sembrerebbe stato a lungo ostacolato a causa di eventuali profili di compatibilità previsti dalla legge Severino, che appaiono al momento alle spalle, consentendo così a Capelli di rivestire l’ambito ruolo di presidente delle Farmacie. Ma non risparmiandogli polemiche e stilettate da parte delle opposizioni (leggi articolo in basso, ndr).

Capelli, diciamo la verità. Ma lei cosa c’entra con le Farmacie?

«Io ho messo al servizio dell’amministrazione un mix di esperienza di piccolo imprenditore locale che sta gestendo il passaggio generazionale dell’azienda di famiglia, e che quindi ha una formazione e una competenza di amministrazione aziendale, e un’esperienza politica di dieci anni di consiglio comunale, con un’attenzione anche ai rapporti fra Comune e Fcr. Per dieci anni sono stato amministratore locale con funzioni di indirizzo e controllo sulle partecipate. Conosco quindi la realtà delle Farmacie, così come la situazione di finanza pubblica e di welfare per portare avanti una collaborazione con il Comune».

Lei un lavoro ce l’ha, quindi. E i conti dice di saperli fare... Ma, oltre al compenso, viene da chiederle: con un’azienda ben avviata, chi glielo fa fare?

«È la passione per il bene comune. Esattamente come negli anni scorsi sono riuscito a ritagliare tempo per fare il consigliere, da adesso e fino alla scadenza del mandato troverò il tempo adeguato per dedicarmi a Fcr, sottraendolo agli impegni familiari e di lavoro».

Per lungo tempo Fcr è stata senza presidente, affrontando anche la pandemia e stringendo l’importante accordo sulle mascherine. Sembra quasi che il presidente non serva...

«Sono consapevole che è un ruolo per lo più di rappresentanza. In Fcr c’è un direttore che ha poteri gestionali e una direzione con vari responsabili che gestiscono i settori».

E quindi questa nomina cosa rappresenta? Merce di scambio per la campagna elettorale? Un favore che le viene fatto? Roba da “poltronificio” politico?

«Nessun favore. Fcr è un’azienda che risponde al Comune nella persona del sindaco, come proprietà legale, e del consiglio comunale come linee di indirizzo e controllo. Il bilancio lo approva in ultima analisi il consiglio comunale, come se fosse l’assemblea dei soci. Il ruolo di presidente rappresenta una cinghia di trasmissione fra proprietà e dirigenza, di rappresentanza politica e istituzionale della proprietà nei confronti della dirigenza. I consiglieri comunali non possono controllare tutto tutti i giorni. E il cda della partecipata è una catena di trasmissione».

Ma lei ha idea di cosa debbano fare le Farmacie?

«È ovvio che siamo in una fase di aumento della domanda e di cambiamento della domanda di welfare. In tempo di crisi e ancor di più di emergenza Covid, sorgeranno nuovi bisogni e arriverà anche un’emergenza socio-assistenziale. Ci saranno di certo più fragilità da affrontare. Nel momento in cui il Comune individui il braccio operativo in Fcr ho la consapevolezza che dovrò essere mediatore fra la domanda di modificare i servizi e la necessità dell’azienda di rilanciare i guadagni». —

E.Spa.

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