«Non mi sono accorto di averlo investito». Il trattorista guidava senza patente
Rio Saliceto: nel 2015 gli era stata ritirata per guida in stato d’ebbrezza. La difesa: «Non è un pirata della strada, è sotto shock»
RIO SALICETO
È un uomo distrutto, il mezzadro 54enne S.G., accusato di fuga e omissione di soccorso stradale per la morte – martedì – del marocchino 46enne Zahir El Harti, investito mentre procedeva in bicicletta lungo via Ca’ de Frati.
Già la vita con il contadino indagato non è stata tenera – vedovo da anni, si è fatto in quattro nei campi per dare un futuro ai propri tre figli – ed ora rischia una pesante condanna per una vicenda di cui letteralmente non si capacita. Dice di non essersi accorto di nulla, e a malapena ricorda di aver incontrato lungo la strada una persona in bici. Il test tossicologico non avrebbe dato risultati particolari, mentre di diverso tenore gli approfondimenti della Polstrada di Guastalla sulla patente di guida: era stata ritirata all’indagato nel 2015 perché finito nei guai per guida in stato d’ebbrezza.
Un segreto disarmante che il 54enne portava tutto per sé: avendo assolutamente necessità di mantenere la famiglia, non ne aveva parlato con nessuno, men che meno all’azienda agricola di Rio Saliceto per cui lavora come mezzadro. L’incidente mortale è avvenuto martedì intorno alle 14.30 e il contadino ha incrociato il nordafricano in bici mentre alla guida del trattore con rimorchio stava portando del letame in un campo. Zahir procedeva verso Rio Saliceto e il conducente del trattore l’ha affiancato e l’ha urtato, forse con il rimorchio, oppure risucchiato sotto le ruote grandi del mezzo agricolo, forse trascinato. L’hanno trovato morto ancora aggrappato alla sua bicicletta in un lago di sangue.
Ma l’uomo alla guida del trattore si è allontanato. Le tracce raccolte in strada e l’analisi dei video delle telecamere installate ai varchi dal Comune hanno permesso alla polizia stradale di individuare il trattore che presentava evidenti tracce di sangue sotto il rimorchio. L’avvocato Alessio Barboni che tutela il 54enne l’ha incontrato martedì in tarda serata in caserma: «Attendo di visionare gli atti d’indagine – spiega, contattato dalla Gazzetta – ma certamente il mio assistito non è un pirata della strada, perché non si è reso conto dell’accaduto. E non stiamo parlando di uno sprovveduto o incosciente e men che meno insensibile. È disperato perché mai avrebbe pensato d’aver causato la morte. Stava lavorando sodo come tutti i giorni in campagna, per guadagnare da vivere per sè i suoi figli». Da martedì sera il mezzadro – molto provato – è agli arresti domiciliari nella sua casa di Rolo, attorniato dai figli che lo sostengono psicologicamente. Presto affronterà in tribunale a Reggio Emilia l’udienza di convalida dell’arresto. Per la ricostruzione dell’incidente avrà un peso la perizia cinematica, visto lo stato precario della strada. —
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