Gazzetta di Reggio

Reggio

«Un aumento dei casi sarà quasi inevitabile ma la sanità e pronta»

Ambra Prati
«Un aumento dei casi sarà quasi inevitabile ma la sanità e pronta»

Nel corso di un evento in questura la direttrice dell’Ausl parla dell’emergenza «Se vogliamo una normalità, i singoli devono avere comportamento corretti»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

«Cosa dobbiamo aspettarci dal punto di vista sanitario in autunno? Io personalmente non mi aspetto nulla di drammatico. E penso che la scuola debba riprendere». È stata assediata dai giornalisti la dottoressa Cristina Marchesi, direttore sanitario dell’azienda Ausl di Reggio Emilia, ospite ieri nel cortile della questura durante una cerimonia organizzata dal questore Giuseppe Ferrari per attestare la stima della polizia (sottoposta, come tutte le altre forze dell’ordine, a test sierologici a tappeto nei mesi bui della pandemia) e per ringraziare l’Ausl della collaborazione.

La presenza della massima dirigente è stata l’occasione per fare il punto sanitario sulla pandemia, nel momento delicato della ripresa delle lezioni e delle attività sportive.

Su quale fronte si stanno concentrando i sanitari in questo momento?

«Siamo tornati a lavorare in serenità e dietro le quinte, impegnati in attività meno visibili, per circoscrivere e spegnere i focolai che man mano si accendono. Ovvio che, dopo mesi (soprattutto marzo e aprile) in cui tutte le energie erano assorbite all’interno dell’ospedale ora, oltre a dividere in modo rigoroso i percorsi nelle strutture, siamo più proiettati all’esterno, per gestire le infezioni emergenti. Dobbiamo essere flessibili, adattabili e pronti ad affrontare qualsiasi necessità. Per il resto non ho la palla di cristallo e non sono in grado di predire il futuro. L’andamento è imprevedibile e cambia di giorno in giorno, però assicuro che l’Ausl reggiana è sul pezzo».

Settembre sarà decisivo: istruzioni per l’uso?

«Sarà un mese decisivo perché, oltre alla scuola, ricominciano diverse attività e a muoversi saranno non solo gli studenti ma l’intera popolazione. Tuttavia sono ottimista: siamo in continuo contatto con le istituzioni scolastiche. La tabella di marcia non cambia: continueremo con il contact tracing, per risalire a coloro che sono entrati in contatto con i positivi. E ribadisco che, se vogliamo una vita quasi normale, occorre fare attenzione e attenersi a comportamenti corretti: nel quotidiano il singolo ha parecchia responsabilità, non mi stancherò mai di sottolinearlo».

Tra poco inizia la scuola: cosa vuole dire ai genitori?

«Occorre stare all’erta e prendere le misure di sicurezza necessarie ma i genitori devono stare tranquilli. Certo ci aspettiamo un incremento dei casi, così com’è avvenuto nel periodo estivo: chi avrebbe immaginato l’impennata di positivi di rientro dall’estero o dalla Sardegna? Eppure questi focolai sono stati gestiti e questa tipologia di infezioni è in via di esaurimento».

Cosa ne pensa della posizione critica dichiarata dall’ex commissario regionale, Sergio Venturi, che nel suo libro appena uscito a quattro mani con il giornalista di Repubblica Di Raimondo ha definito “un errore chiudere le scuole così a lungo”?

«Non entro nel merito, non è il mio ambito. Credo che le lezioni debbano riprendere: di questa necessità sono assolutamente convinta. Poi è chiaro che dal punto di vista dei genitori è sempre tardi, ma non posso fare a meno di pensare che se in Italia attualmente siamo a 1.400 casi e in Francia a oltre 8mila c’è un motivo. I numeri che arrivano dall’estero ci preoccupano, ma il nostro Paese per ora è in una situazione migliore».

L’ultimo focolaio a Reggio si è verificato in una struttura per disabili. Per le case protette, dopo la strage di anziani, esiste un piano ad hoc?

«Al momento non è all’orizzonte, ma nemmeno lo escludo. Vedremo».

Dopo la battuta d’arresto della sperimentazione di AstraZeneca-Oxford si arriverà mai ad un vaccino?

«Anche qui ci vorrebbe la palla di cristallo. Non ho idea della tempistica perché noi non siamo interessati. A livello personale non credo nei miracoli: le sperimentazioni hanno tempi lunghi e, poiché si tratta di un vaccino da somministrare a milioni di persone, non è il caso di azzardare».

Si è parlato anche di recente degli specialisti introvabili negli ospedali: a Reggio chi servirebbe?

«È una questione annosa, che affonda nelle scelte fatte in passato ben prima del Covid. La penuria di determinate figure è atavica e, tra l’altro, questo è il periodo in cui diversi dottori si avviano verso la pensione».

Mettiamola così: se avesse la bacchetta magica, che desiderio esprimerebbe?

«Vorrei la fila di anestesisti che bussano alla mia porta (risata). Purtroppo so che non succederà». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google