Bernini sarà sentito a Perugia sulla chat Palamara-Mescolini
L’audizione in Procura, aperto un nuovo fascicolo sui contatti intercettati dell’ex consigliere del Csm
REGGIO EMILIA
La Procura di Perugia sentirà il 18 settembre Giovanni Paolo Bernini, ex assessore di Parma, come persona informata sui fatti nell’ambito di un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato. È lo stesso politico forzista parmigiano a confermare alla Gazzetta di esser stato raggiunto – ieri mattina – dalla convocazione: «Sì, ho ricevuto il decreto di citazione e sono rimasto positivamente colpito. Ciò fa ben sperare che sia la stessa magistratura a rialzare la testa e torni ad essere un istituto al di sopra delle parti e benvoluto dalla gente. Ero rimasto deluso – rimarca Bernini – quando avevo presentato un esposto al Csm e mi era stato risposto in modo burocratico dopo nove mesi. Adesso, invece, posso affermare che c’è d’aver fiducia nella magistratura». Bernini sarà sentito – a Perugia – dal pm Gemma Miliani, cioè dal magistrato inquirente che si è occupato sul versante penale del caso Palamara (l’inchiesta è chiusa e l’ex numero uno Anm affronterà l’udienza preliminare il 25 novembre). L’audizione di venerdì del forzista rientra in un ulteriore filone investigativo che valuta la presenza di eventuali profili penali nei contatti di Palamara emersi (intercettazioni, chat) durante l’inchiesta principale. E in questa ramificazione la deposizione di Bernini presumibilmente avrà come oggetto le dichiarazioni fatte nelle scorse settimane sulle chat, agli atti delle inchieste perugine, tra l’ex consigliere del Csm Luca Palamara e l’attuale procuratore di Reggio, Marco Mescolini, all'epoca in cui si stava deliberando la nomina di guida dell'ufficio giudiziario della nostra città. Il politico parmense è stato imputato in Aemilia dove l’accusa è stata condotta proprio da Mescolini (al tempo sostituto procuratore della Dda di Bologna). Accusato inizialmente di concorso esterno in associazione mafiosa e poi di voto di scambio politico-mafioso, Bernini è stato assolto dall’accusa più grave e poi prosciolto in via definitiva con la dichiarazione di prescrizione del reato di corruzione elettorale “semplice”. Bernini ha scritto un libro-denuncia, dove si dice vittima di «malagiustizia politica» e parla di un mancato coinvolgimento di esponenti del Pd nelle inchieste di Aemilia, accusando di questo proprio Mescolini.
Recentemente, dopo che erano uscite le chat del 2018 in cui Mescolini si informava con Palamara della nomina a procuratore di Reggio, aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati perugini. Secondo quanto scritto sui social da Bernini – per poi rimarcarlo nella conferenza-stampa del 21 agosto – Palamara «trafficò» per nominare Mescolini a capo della Procura di Reggio, «a danno del collega magistrato Alfonso D’Avino (che aveva più requisiti), tenendo ferma la nomina per un anno nonostante un maxi processo in corso proprio a Reggio su infiltrazioni mafiose nella città di Delrio». E Mescolini «che guidò la pubblica accusa nel maxi processo Aemilia fu premiato per non aver tenuto presente le innumerevoli intercettazioni ambientali e telefoniche che coinvolgevano Delrio e altri esponenti del Pd nazionali e locali». Della chat, Mescolini ha parlato a fine agosto: «Non ho mai mendicato favori ad alcuno, tantomeno a Palamara (la quinta Commissione mi aveva indicato con 5 voti di maggioranza mesi prima della sua nomina quale presidente). La mia coscienza di uomo e di magistrato in quanto sempre e soltanto condizionato dalla legge è totalmente serena». —
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