Con il lockdown Reggio Emilia ha perso un quinto dell’export
Nel semestre -19,5% contro il -15,3% della media italiana Mazzali: «Agire in fretta con fondi europei, Mes compreso»
REGGIO EMILIA
Il dato spaventa: -20% in sei mesi. È la fetta di export persa dalle aziende della provincia di Reggio Emilia nei primi sei mesi dell’anno. Un tributo pagato sull’altare del Covid che per Reggio vale più che nelle altre province in Regione (e non solo).
La forte tradizione alle esportazioni sta lasciando infatti il fianco scoperto alle ex regine della meccanica, ora alle prese con una crisi reale, anche se – come dicono alcuni – a macchia di leopardo. I dati diffusi ieri dall’Istat evidenziano quindi una forte contrazione delle esportazioni reggiane rispetto al primo trimestre (-21,6%). Nel periodo gennaio-giugno 2020, la diminuzione su base annua dell’export risulta altrettanto marcata (-19,5%), più ampia sia della media regionale, sia di quella nazionale (-15,3%). La dinamica dell’export nel secondo trimestre 2020 è stata condizionata dal venir meno della domanda estera, via via che le misure di contenimento del Coronavirus venivano messe in atto dai vari paesi e nonostante a maggio e a giugno vi sia stata una ripresa dell’attività produttiva, la contrazione dell’export è risultata molto ampia soprattutto per le regioni del Nord Italia.
Nei primi sei mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export interessa quasi tutte le regioni italiane. Le performance negative di Piemonte (-21,2%), Lombardia (-15,3%), Veneto (-14,6%) ed Emilia-Romagna (-14,2%) spiegano i due terzi della flessione su base annua dell’export nazionale.
I contributi maggiori alla diminuzione su base annua delle esportazioni provinciali derivano dal calo delle vendite nei settori dei mezzi di trasporto (-23,3%), prodotti in metallo (-21,2%), apparecchi elettrici (-20,4%), moda (-20,4%) e macchinari e attrezzature (-18,5%).
Passando all’analisi territoriale, si evidenziano cali importanti delle esportazioni sia in valori assoluti, che tendenziali verso Francia (-163 milioni; -34,5%), Germania (-143 milioni; -18,7%), Gran Bretagna (-129 milioni; -33,2%), Stati Uniti (-104 milioni; -20,7%).
«I dati sul commercio estero riflettono in modo puntuale la gravità della crisi e i timori per il futuro del nostro sistema produttivo. Indicazioni che trovano conferma nei dati e nelle previsioni, molto preoccupanti, su produzione industriale, Pil, consumi, export. – afferma Fausto Mazzali, vice presidente Unindustria Reggio Emilia con delega all’internazionalizzazione – Dobbiamo quindi agire in fretta, utilizzando in maniera veloce ed efficace i fondi europei, Mes compreso, perché è a rischio la tenuta economica e sociale del nostro Paese. Per queste ragioni, facciamo nostro, l’appello lanciato dal presidente Bonomi per dare vita a un Grande Patto per l’Italia, basato su un piano di riforme strutturali, sfruttando i fondi Ue e su un piano di politica industriale di mercato, rinunciando a ogni disegno statalista». —
E.L.T.
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