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il Salvataggio 

Ferrarini, su Amco ora c’è il rischio di un’istruttoria dell’Ue

E.L.T.
Ferrarini, su Amco ora c’è il rischio di un’istruttoria dell’Ue

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REGGIO EMILIA

C’è una richiesta di intervento alla Commissione Ue sul salvataggio dell’azienda reggiana dei prosciutti Ferrarini. Al centro Amco, società del ministero dell’Economia che partecipa alla cordata con Pini, ma che potrebbe essere inquadrata – secondo la segnalazione all’Ue – come aiuto di Stato. Fatto che «apre uno scenario con conseguenze gravi per il nostro Paese: la proposta Amco-Pini viene immediatamente bloccata e l’Italia rischia una procedura di infrazione e una multa salata». A sottolinearlo il deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi. «Nel momento in cui viene depositata – prosegue Anzaldi – una denuncia alla Commissione europea per violazione della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, ci sono immediate conseguenze. La disciplina del procedimento di verifica della compatibilità degli aiuti di Stato con il mercato interno è di competenza esclusiva della Commissione, cui le misure avrebbero dovuto essere preventivamente notificate da parte dell’Italia per consentire alla stessa adeguata valutazione, quindi nelle more del procedimento di verifica da parte della Commissione, ai sensi del Trattato Ue, vige un obbligo di standstill, ovvero di sospensione, che impedisce di dare esecuzione alle misure stesse prima che la Commissione abbia adottato, o sia giustificato ritenere che abbia adottato, una decisione di autorizzazione dell’aiuto. Quindi a questo punto tutto si blocca e risulta ancora più grave il ritardo del Governo, che ho sollecitato con un’interrogazione cui non è stata data ancora risposta», aggiunge. «Ho sollecitato più volte il presidente del Consiglio Conte a prendere in mano la questione per scongiurare che un’azienda pubblica come Amco si schierasse al fianco di un privato, peraltro in una cordata contraria alla proposta di sistema che vede impegnati Coldiretti, Legacoop, Confagricolture, Banca Intesa e le associazioni a tutela del Made in Italy. Premier e Mef non hanno risposto, pur dopo le chiare dichiarazioni della ministra Bellanova in difesa del Made in Italy, e ora le conseguenze rischiano di pagarle gli italiani».

Una levata di scudi con obiettivi industriali e strategici ma che ha un forte sapore anche politico. Le posizioni dei renziani restituiscono una distanza diventata siderale tra i Ferrarini e Renzi, nel 2016 al centro di un sodalizio che sembra essersi sciolto come neve al sole. —

E.L.T.

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