Nomine? Il catalogo è questo (l’antiquariato è una garanzia)
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani
REGGIO EMILIA. Madamina, il catalogo è questo... No, stavolta il “Don Giovanni” di Mozart nulla c’entra. La musica è intonata dal catalogo delle recentissime nomine effettuate dal sindaco per gli enti partecipati dal Comune di Reggio Emilia. Nomine, previste e prevedibili alcune, riciclanti e antiquariali le altre.
Tutte – nell’insieme – confermano il sentore che a un quarto del suo cammino l’amministrazione municipale ha deciso due cose: Discontinuità? Neanche se ne parla. Iniziative per riformare il sistema? Neanche ci si pensa.
Anzi, ogni decisione sembra atta a confermare il sistema di leadership controllo, occupazione, gratitudine, lottizzazione. Che certamente è simile a quello attivissimo nelle macchine politico-amministrative d’Italia e per i loro tanti sedili connessi, ma a Reggio di più.
Di più, perché nel ritmo meccanico e monocromatico dell’avvicendamento delle amministrazioni reggiane risalta il circuito chiuso: sempre gli stessi, che chissà per quale forza centripeta restano comunque nel mezzo (dentro) con il dono del riaffioramento (arieccoli!).
Nel catalogo spicca Andrea Capelli, capogruppo del Pd nel primo mandato del sindaco Luca Vecchi, e ora issato alla presidenza di uno dei gioielli collegati al municipio: Farmacie Comunali Reggio. C’era da scommetterci. Il posto che fu dell’attuale assessora alla Cultura Annalisa Rabitti è stato infatti tenuto in caldo e liberissimo per lui, il “fedelissimo”. Aggettivo superlativo che lo stesso Capelli nell’intervista che ha rilasciato venerdì alla Gazzetta ad Evaristo Sparvieri, trasla nella parola “fiducia”. I cattivissimi (e dentro il Pd ce ne sono assai) intravedono nel ruolo affidato al barbuto emerito capogruppo in Sala Tricolore un’onorificenza.
Capelli molto ha dato in aula, assai ha operato in campagna elettorale, ed eccolo accontentato con la poltrona maxima di Fcr. Ente partecipato che è così ben rodato che per quasi un anno e mezzo, cioè dal tempo delle dimissioni della Rabitti, ha fatto a meno del presidente. Perciò, quel posto a che serve? Nel catalogo spicca anche la chiamata di Elena Montecchi nel cda della Fondazione della Danza. Deputata Pd dal 1986 al 2006 (venti anni), la Montecchi è stata sottosegretario, anche dei Beni Culturali.
Questa esperienza giustifica l’innesto dell’ex parlamentare, ex consigliere, ex assessore comunale nel board di un istituto tanto importante. Ma è anche evidente che si tratta di una conversione della politica di Vecchi sul piano dei richiami degli ex. Anche questa è rigenerazione. A confermare la linea ispirata al riaffioramento vengono in soccorso due altri casi. L’ex deputato Pd Paolo Gandolfi, esperto di mobilità, è stato assunto in municipio con il ruolo di dirigente a tempo determinato. Mentre il direttore generale Maurizio Battini in precedenza era capo di gabinetto di Graziano Delrio (quand’era sindaco, sottosegretario e infine ministro), e poi membro del comitato dell’Agenzia del Demanio.
Mi si dirà: sono competenti. Nulla da eccepire. Ma sono parecchie le domande che gorgogliano accompagnando i riaffioramenti. Domande legittime. Il circuito è così chiuso che il Pd non ha altri spazi d’ingaggio se non quelli del suo archivio? Se davvero il Pd non genera novità, quello che viene reimpiegato è di conseguenza un “usato sicuro”? Questo “nominario” conferma una costante linea del tempo nella successione Delrio-Vecchi? Ma c’è dell’altro che riguarda i caratteri degli anni che ci separano dalla conclusione dell’epoca del sindaco Vecchi, nella primavera 2024.
Correggo: i caratteri di questa seconda Giunta Vecchi e del suo incedere. Che è come al solito prudente e guardingo, ma a differenza del primo quinquennio è rafforzato da specialisti dell’organizzazione, della gestione e del controllo. Va ricordato che la complessa macchina comunale esige una riorganizzazione; che il potere fisso dei dirigenti era ormai inox; che proprio su tantissimi dirigenti la Procura della Repubblica ha aperto un’indagine per la quale il 19 giugno dell’anno scorso scrivevo: “Sono 33 tra dirigenti, assessori e consulenti del Comune inquisiti per reati che spaziano dal falso ideologico, alla corruzione, rivelazione di segreto e abuso d’ufficio, turbativa d’asta, appalti pilotati e altro”.
Non sappiamo se, come e perché questo quadro si sia modificato. Cosicché a differenza della Giunta Vecchi 1 e delle partecipate, l’impianto dell’attuale amministrazione risulta controllato in ogni azione operativa, smussato nelle personalità e autonomie assessorili. Anche perché dentro questa compagine sta già crescendo il successore del sindaco attuale. E il sindaco attuale starebbe preparando non si sa quale estensione della sua carriera politica. Quindi, non possono o vogliono sbagliare un passo. L’antiquariato è una garanzia.
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