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Bus, gel e mascherine 65mila studenti reggiani si preparano al rientro

Evaristo Sparvieri
Bus, gel e mascherine 65mila studenti reggiani si preparano al rientro

Domani la prima campanella dell’epoca Covid, fra incognite e norme anticontagio. Un avvio con la settimana “corta”: da sabato nuove chiusure per il referendum

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REGGIO EMILIA. Circa 65mila studenti, divisi in 1.167 classi della scuola primaria, 706 delle medie inferiori e 994 delle superiori, per un totale di 3.039 classi o sezioni. Incrociamo le dita.

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Fra mascherine, gel, distanziamenti, sanificazioni, banchi monoposto e capienze sui bus rimodulate all’80%, anche nella nostra provincia il nuovo anno scolastico si appresta domani a una ripartenza inedita, a quasi sette mesi distanza da quel 22 febbraio che per studenti e insegnanti ha rappresentato l’ultimo giorno di scuola in presenza. Da allora, quasi sette mesi di tempo per riorganizzare l’intera istituzione scolastica, territorio per territorio. E per consentire ad alunni e studenti, che durante il lockdown con i genitori hanno scoperto gioie e dolori della didattica a distanza, di poter rivedere dal vivo compagni e docenti.

NO BACI E ABBRACCI

Un avvio atteso, che sarà presumibilmente senza baci e abbracci, nel rispetto di quelle normative anti-Covid che rendono il mondo della scuola un territorio minato di incognite, di cui i corsi di recupero per gli studenti delle superiori e l’apertura di nidi e scuole dell’infanzia hanno mostrato possibili scenari e criticità, con i primi casi di positività rilevati nelle scuole reggiane in appena dieci giorni: un bambino, un’insegnante e uno studente.

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PROTOCOLLI

Tre casi che hanno fatto immediatamente scattare i protocolli anti-Covid, secondo un copione che nessuno si augura debba ripetersi. Ma di cui tutti sembrano edotti. In sintesi: i figli lasciati all’ingresso degli istituti, la misurazione della temperatura corporea a casa come assunzione di responsabilità sociale, la segnaletica orizzontale e verticale per evitare assembramenti negli spazi comuni, il ricorso a medici competenti e aule dedicate per forme di isolamento, insieme a tutti i vari scenari e alle naturali preoccupazioni di fronte alle quali ci si troverebbe nell’eventualità di un sospetto Covid che riguardi un alunno, un docente o un personale tecnico-amministrativo.

RIPENSAMENTI

L’emergenza, di fatto, anche nella nostra provincia ha costretto l’istituzione “Scuola” a ripensare se stessa, ricercando nuovi spazi e nuove suggestioni didattiche per far fronte all’atavica questione delle classi “pollaio” (a proposito, sono davvero state tutte sdoppiate in piccoli gruppi?) e riconferendo una giusta dignità al ruolo dell’istruzione in una società che sembrava averne smarrito il valore. Ma che, in fatto di personale scolastico, sconta ancora anche nella nostra provincia quella fisiologica dose di ritardo nell’assegnazione delle cattedre che in epoca Covid sarebbe stata francamente non auspicabile, anche alla luce della necessità di organici rinforzati in conseguenza dell’emergenza. Bastava andare ieri al Circolo Pigal, strapieno, dove l’assegnazione era ancora in corso. Tant’è, però. E da domani l’esercito dei circa 65mila studenti e dei 7.173 insegnanti burocraticamente definitivi di “diritto” si troveranno tutti davanti allo stesso banco di prova, ad affrontare un primo giorno di scuola e una prima campanella che più “prima” davvero non ce n’è.

BUS

A cominciare dal trasporto, con le pensiline delle fermate munite di “segnaposti” e una serie di regole da rispettare sui mezzi pubblici per evitare quel sovraffollamento che tradizionalmente sugli autobus è il Leitmotive. Norme che Seta ha riassunto in avvisi e cartelli, sintetizzando al massimo una complessità che ben descrive la sfida di dare ordine al caos – non solo di traffico – che potrebbe attenderci.

E allora: per salire a bordo dei mezzi resta obbligatorio indossare la mascherina; si potrà salire solo fino al raggiungimento della capienza massima consentita; sulla gran parte dei mezzi sarà ripristinato l’accesso a bordo dalla porta anteriore. E poi: le operazioni di salita e discesa dovranno svolgersi evitando contatti ravvicinati; sui mezzi dove sarà possibile salire a bordo dalla porta anteriore verranno ripristinate le validatrici, ma sugli altri mezzi rimane l’obbligo di convalidare manualmente i biglietti cartacei (scrivendo, a penna, linea, data e ora). E infine: su tutti i mezzi la vendita di biglietti da parte degli autisti rimane sospesa; permane l’obbligo di non avvicinarsi al conducente. Sugli autobus, inoltre, tutto avverrà sotto gli occhi delle telecamere a bordo, in modo da poter attivare segnalazioni alle forze dell’ordine per eventuali emergenze.

Non solo. Seta, in collaborazione con l’Unimore nell’ambito del progetto regionale IoMiMuovo, installerà prototipi che, applicando algoritmi alle immagini acquisite dalle telecamere interne, potranno determinare il livello di riempimento del mezzo e segnarlo alla centrale operativa dell’azienda di trasporto.

STOP AND GO

Che casèin... L’intera macchina della scuola si dice tuttavia pronta a partire, anche malgrado quei genitori che per timore manterrebbero volentieri i propri figli a casa. La ricetta per tutti, in epoca di Covid, pare non ci sia. Ma forse un po’ di tempo in più per pensarla c’è, dopo soli sette mesi di attesa. È ciò che offre il referendum. Tranne le eccezioni, da sabato scuole ancora chiuse. Dopo soli sette mesi di attesa, pare debba andare proprio così, per il futuro della democrazia. Incrociamo le dita. Davvero. Speròm... —

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