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Troppe regole da capire, ma l’importante è che si riparta

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È con gioia e impazienza, più che con ansia o timore di un possibile loro contagio, che aspetto la giornata di domani, la giornata del ritorno a scuola delle mie due figlie (di 8 e 11 anni) dopo oltre tre mesi di “reclusione” e un’estate tutta diversa da quelle che avevano vissuto in passato, anche se abbiamo cercato – come sempre – di stare insieme più tempo possibile.

Sono passati quasi sette mesi da quel 22 febbraio quando, per l’ultima volta, le accompagnai a scuola ma, nel frattempo, tra lezioni e compiti fatti insieme, tra il ripasso delle tabelline e quello dei congiuntivi, posso dire di averle “accompagnate” a scuola ogni giorno, guidando la più grande – solo nei primi giorni – nell’apprendimento di quegli strumenti informatici utili per partecipare alle lezioni in videoconferenza (tutto il resto, a partire da impegno, studio e voglia di rimanere al passo del programma, ce lo ha messo lei) e la più piccola in aspetti più pratici e complicati, come il disegno, le divisioni, i verbi, i video di inglese e la geografia, con metodi di lavoro sicuramente diversi da quelli che avrebbero seguito insieme alle loro insegnanti, che di sicuro mi perdoneranno.

E ora che, finalmente, si riparte, che cosa succederà?

Ci hanno spiegato cosa sia il distanziamento sociale, come indossare le mascherine, quante volte e quando lavarci le mani, quante volte sanificarle con l’igienizzante, da quale ingresso far entrare le bambine a scuola e come procedere per il loro “ritiro”, come se fossero un qualunque pacco spedito da un corriere.

Una volta entrate in classe, le mie bambine – come i loro compagni e tutti gli altri studenti – dovranno seguire un lungo elenco di regole: mascherina su, mascherina giù, fotocopie sì, fotocopie no, saluto sì, abbraccio no, merenda sì, merenda no, educazione motoria sì, oppure no, ma anche forse, però dipende...

Ci vuole un vademecum.

E finalmente, da domani, tra un rimprovero e un altro, per una norma infranta o mal interpretata, ci potrà essere lo spazio per una lezione vera e propria – in presenza, come ai vecchi tempi o ai tempi pre-Covid – guardando negli occhi la maestra o la professoressa, o per uno sguardo o un cenno di intesa con l’amica del cuore, una bella risata con i compagni di classe o una passeggiata insieme a loro mentre ritornano a casa tutti insieme da scuola, magari togliendo la mascherina e prendendosi una bella boccata di aria fresca.

Insomma – ed ecco perché la aspetto con gioia e impazienza – la giornata di domani, per le mie bambine, sarà come un ritorno alla vita.

Hanno vissuto da malate per più di tre mesi, pur non avendo mai starnutito o avuto una sola linea di febbre, hanno rinunciato alle amiche, allo sport e agli affetti familiari, come quelli dei nonni, per lunghe settimane e ora finalmente si riparte, con la speranza di non fermarsi mai più, di non ripiombare in questo incubo. —

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