«Willy... una tragedia Ma le arti marziali non c’entrano nulla»
Salvatore Funtò della Asd Bulldog difende il suo sport «Chi lo pratica conosce bene l’effetto di un pugno»
REGGIO EMILIA
«Quello che è successo a Willy è qualcosa di intollerabile, un’azione indegna da cui bisogna prendere le distanze, ma lo sport da combattimento non ha nulla a che fare con quanto accaduto».
A parlare è Salvatore Funtò, maestro dell’Asd Bulldog di Reggio Emilia che ha sede in via Galeotti.
«Penso se fosse capitato a mio figlio... – continua – sono molto vicino alla famiglia di Willy, ma davvero non capisco perché prendersela con chi pratica queste discipline e con le palestre in cui vengono insegnate».
Dopo la tragica morte di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a furia di calci e pugni nella notte tra sabato e domenica a Colleferro, vicino a Roma, in tanti si sono scagliati contro le Mma, ovvero le arti marziali praticate anche dai quattro ragazzi accusati dell’omicidio. «In questi giorni si sta parlando di chiudere tutte le palestre di Mixed martial arts perché considerate pericolose e violente – spiega Funtò – ma queste discipline non invitano alla violenza, anzi. Nelle nostre palestre si impara sulla propria pelle, ovviamente sotto la supervisione degli allenatori e con le adeguate protezioni, qual è l’effetto di un pugno. E posso assicurare che chi pratica le Mma si volta dall’altra parte piuttosto che rispondere a una provocazione o attaccare una discussione, proprio perché è consapevole delle conseguenze di un colpo».
L’appello di Funtò si aggiunge a quelli diffusi da altri maestri di arti marziali del Paese, come Carlo Pedersoli, nipote del compianto “Bud Spencer”. «Abbiamo parlato di quanto accaduto con i nostri ragazzi – racconta Funtò – e abbiamo preso le distanze, ma abbiamo anche dovuto rassicurarli perché molti di loro si sono sentiti accusati per la disciplina che praticano. Anche per loro voglio chiarire che le palestre di arti marziali non sono un tempio delle mazzate, noi non creiamo dei mostri che vanno in giro a fare a pugni».
Anzi, sostiene il maestro, che nella sua palestra ha anche tantissimi piccoli iscritti, «con questi sport cerchiamo di allontanare i bambini dalla televisione e soprattutto dalla strada. La presunzione mia, e degli altri maestri, è quella di poter aiutare questi bimbi e far loro vivere dei piccoli sogni, come quello di potersi battere sul ring e diventare un campione». Ma rispettando le regole e, soprattutto, gli altri. «All’ingresso della nostra palestra abbiamo un grande quadro che raffigura due mani che si stringono – dice Funtò –. Sta proprio a significare che prima di tutto viene il rispetto». —
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