«Costruiamo tutti assieme ma con uno spirito nuovo»
Il parroco: «L’invito vale per tutti coloro che ci stanno a portare avanti un cammino. Non sarà come prima, però molte cose potranno essere fatte»
GUASTALLA
Parola d’ordine: costruire. È quella usata da don Nildo Rossi nel commentare brevemente la lettera del vescovo Massimo Camisasca, arrivata a 4 mesi da quella del 16 maggio scorso, che aveva sospeso le attività dell'oratorio. Decisione che aveva scatenato malumori, polemiche e, dopo tanti anni, l’annullamento della sagra di Pieve. Sono diversi i paletti che il vescovo ha messo sull’oratorio, per il quale partirà un progetto pilota della Diocesi. Inoltre, circolo Anspi da rifondare, «con chiara rendicontazione economico-finanziaria»; la sagra del Crocefisso che dovrà essere gestita ogni anno da un comitato che dovrà sottoscrivere una «carta dei valori» e firmare una convenzione per l’utilizzo dell’area, mentre continua il rapporto con l’Us Saturno, giudicato «positivo». Dopo la lettura della lettera del vescovo, don Nildo ha aggiunto: «Dovremo sviscerarla, prenderla in esame, studiarla per poi avviare questi processi, queste indicazioni che il vescovo ci suggerisce. Credo che dopo il tempo che abbiamo vissuto, e con tutto quello che c’è stato e si è detto, adesso forse dobbiamo essere bendisposti a partire cercando di costruire. È l’unica cosa che dobbiamo fare. Costruire con tutti coloro che desiderano camminare insieme. Nessuno escluso. Nessuno. E quindi tutti sono ben accolti, ben invitati, accogliendoci gli uni e gli altri, ovviamente attenendoci alle indicazioni che il vescovo ha ritenuto opportuno darci. Non è una lettera scritta alla leggera – ha proseguito don Nildo – ma ha richiesto davvero tanto tanto lavoro. Per quanto riguarda l’oratorio, siamo già stati convocati anche in curia per un primo incontro per la progettazione degli oratori di Pieve e di Guastalla. Saremo supportati per ogni attività, per ogni momento che andremo a fare, dagli uffici pastorali. Devo dire che siamo stati scelti insieme ad altre tre attività pastorali come un cammino sperimentale che la diocesi vuole fare. E credo che questo sia molto bello e molto importante. Dall’oggi al domani non si cambia la vita, non si aprono tutte le porte, ma si comincia a camminare. Penso che tutto quello che siamo chiamati a fare adesso è costruire. È quello che il Signore stesso ci chiede. Ci chiede di avere tanta buona volontà, di lasciare da parte tutto quello che ci divide e mettere in comune quello che ci unisce. Questo naturalmente per tutti coloro che ci stanno a portare avanti un cammino. Certamente non sarà come prima, ma certamente molte cose potranno essere fatte ma con uno spirito nuovo per una realtà nuova. Quindi non è che tutto viene buttato: tutto ciò che è buono dovrà essere raccolto e quello che casomai dovrà essere rivisto si cercherà di rivederlo». —
M.P.
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