A scuola con il sorriso per vincere il Covid
Ieri per 65mila studenti reggiani è iniziato l’anno scolastico. Le tante restrizioni non hanno spento la gioia di tornare insieme
REGGIO EMILIA
Mascherine, distanziamento, banchi monoposto, gel, percorsi d’ingresso gialli, rossi, blu... Ieri per 67mila studenti reggiani è suonata la prima campanella, e mai come quest’anno è stata accolta con gioia. Quel “driiin”, nonostante tutte le restrizioni, sapeva di libertà: la libertà di tornare insieme, pur rispettando le normative anti-Covid, la libertà di studiare, imparare, crescere.
Gli studenti – divisi in 1.167 classi della scuola primaria, 706 delle medie inferiori e 994 delle superiori, per un totale di 3.039 classi o sezioni – sono tornati dietro i banchi dopo sette mesi di lontananza. Qualcuno si è trovato separato dall’amichetto del cuore perché la classe, per rispettare le misure anti-contagio, è stata divisa in due. Altri hanno varcato la soglia di un “mondo nuovo”, finendo a fare lezione nelle parrocchie, in un agriturismo, persino ai Musei Civici.
Per non occupare le palestre (lasciate libere per accogliere le ore di educazione fisica) e nello stesso tempo garantire più del distanziamento necessario (la media, nelle scuole primarie e secondarie reggiane, è di 2,4 metri contro il metro previsto dai protocolli nazionali), il Comune di Reggio ha infatti deciso di far uscire la scuola dalle scuole. E così per 49 classi la campanella è suonata in luoghi quanto mai insoliti: la Banca d’Italia, ad esempio, ma anche Palazzo da Mosto (che prima di diventare sede espositiva aveva ospitato, in passato, l’asilo Manodori), la Biblioteca delle arti, i Chiostri di San Pietro. Non solo, l’anno scolastico 2020/21 invaderà anche i centri sociali (Orte Montenero e Rosta Nuova) e alcuni centri sportivi, come l’Obiettivo Danza.
Fa tutto parte del progetto di “Scuola diffusa” che il Comune ha proposto per rispondere alle nuove esigenze dettate dall’emergenza sanitaria ma che, hanno sostenuto, potrebbe aprire la strada a una scuola nuova... che si fa città.
L’entusiasmo era palpabile. E non solo da parte degli studenti e del personale scolastico. Il presidente della Provincia Giorgio Zanni, la vicepresidente Ilenia Malavasi e l’assessore regionale Alessio Mammi hanno inaugurato questo anno speciale parlando alla 5ªF dell’istituto Scaruffi-Levi-Città del Tricolore sorridendo sotto la mascherina. Il minimo, dopo la cinquantina di riunioni e la spesa di 2,2 milioni per adeguare gli spazi (o trovarne di nuovi) in tutte le sedi dei 21 istituti superiori reggiani.
Anche il sindaco Luca Vecchi e l’assessore comunale all’istruzione Raffaella Curioni erano raggianti: «Fino a due mesi fa la riapertura della scuola sembrava un sogno, invece eccoci qui». Hanno fatto più fatica del solito, però, e non solo nella fase preparatoria (che ha richiesto riunioni e incontri per coordinare tutti i soggetti coinvolti, nonché un milione e 600mila euro di investimenti) ma anche per il discorso inaugurale: la scuola diffusa li ha costretti a un itinerario frenetico, rimbalzandoli da una parte all’altra della città. «C’è una scuola grande come il mondo», scriveva Gianni Rodari, e la scuola diffusa gli dà ragione. «È l’aspirazione – ha commentato il sindaco – a una scuola che non sia pensata solo per l’emergenza, ma sappia essere prototipo di sperimentazione e innovazioni future. Buona giornata a tutti gli studenti e viva la scuola!». —
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