Gazzetta di Reggio

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la protesta 

Contratto scaduto e non rinnovato La sanità privata scende in sciopero

Roberto Fontanili
Contratto scaduto e non rinnovato La sanità privata scende in sciopero

La levata di scudi coinvolge anche 500 lavoratori reggiani I sindacati: «Si astengano dal lavoro anche le partite Iva»

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Finito il tempo degli “infermieri e medici sono tutti eroi”, la frase più ripetuta nella fase più dura della pandemia, ora si riapre il fronte delle vertenze sindacali per il rinnovo del contratto nazionale della sanità privata, scaduto da 14 anni.

Il 10 giugno scorso era stata raggiunta una pre-intesa (approvata anche dai lavoratori), poi il 31 luglio, il dietrofront da parte delle associazioni datoriali Aiop e Aris, che aderiscono a Confindustria, che hanno comunicato di non voler più sottoscrivere l’accordo.

Circa cinquecento i lavoratori nella nostra provincia (e oltre 5mila in regione), e che a Reggio operano in cinque strutture private tra cui Villa Salus e Villa Verde, coinvolti nella trattativa in atto per un rinnovo che non arriva.

«Servono riconoscimenti in grado di valorizzare i professionisti del settore», hanno sottolineato ieri a nome dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, Caterina Cagossi Fp - Cgil e Cristian Villano Fp - Cisl, nel preannunciare lo sciopero proclamato per domani e il presidio in programma a Bologna davanti alla sede di Confindustria.

Un’astensione dal lavoro per l’intero turno motivato dal fatto, hanno detto, «che dopo tre anni di contrattazione e 14 mesi di attesa, e la pre-intesa raggiunta il 10 giugno scorso, la sottoscrizione del contratto nella sanità privata sembra ancora lontana. La mancata ratifica è un fatto inedito e denota un atteggiamento arrogante, sprezzante e unico nel suo genere per il mantenimento di buone relazioni sindacali e il rispetto dei lavoratori».

A Reggio le cinque strutture che applicano il contratto della sanità privata sono: Salus Hospital (del Gruppo Villa Maria che conta qualche migliaio di addetti e altre strutture in regione); Villa Verde; Centro Medico L. Spallanzani; Hospice di Montericco e la casa di riposo Cra Millefiori di Novellara (partecipata del Comune di Novellara), ma nel frattempo il fronte datoriale si è diviso.

«L’Hospice e Centro Spallanzani hanno già riconosciuto ai propri dipendenti l’aumento salariale del nuovo contratto di 158 euro lordi, non così le altre strutture», dicono i sindacati.

Ma a preoccupare il sindacato, oltre al mancato aumento salariale, è il fatto che il rinnovato accordo garantiva la conquista di diritti in termini di orario di lavoro, di conciliazione dei tempi di vita e di formazione, portando per la prima volta ad una parificazione dei lavoratori nella sanità privata e nella sanità pubblica. Affermando il principio, sottolineano i sindacati, «che a uguale lavoro corrispondono uguale retribuzione e gli stessi diritti».

Hanno dato la loro adesione alla mobilitazione e allo sciopero anche le categorie di Cgil, Cisl e Uil dei lavoratori interinali. «La loro presenza precaria nei reparti delle cliniche è sempre più alta e come soggetti contrattualmente più deboli sono quelli che rischiano continuamente di essere sfruttati – spiegano Cgil, Cisl e Uil – e per questa ragione, anche per i professionisti precari del settore è prevista l’astensione dal lavoro per tutto il turno».

Un appello che viene rivolto anche ai professionisti sanitari a partita Iva presenti nelle strutture, affinché solidarizzino con il personale dipendente in sciopero. Manifestazioni locali si terranno in tutto il Paese, e il presidio a Bologna davanti alla sede di Confindustria sarà solo la prima di una serie di azioni per riaprire il confronto. —



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