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Striscioni “no gender” a scuola «Vigliacco e orrendo affronto»

Adr.Ar.
Striscioni “no gender” a scuola «Vigliacco e orrendo affronto»

Lo stesso messaggio pure ad Arceto e Cadelboso Sopra il primo giorno di lezioni Nessuna rivendicazione ma la condanna da parte di Rossi e Balestrazzi del Pd

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Un “appello” anonimo, segnato da una grafica decisamente nostalgico-fascista, perché il fantasma della cosiddetta “teoria gender” rimanga lontano dalle scuole.

Inizia con scritte senza firme che evocano discussioni mai sedate, l’anno didattico reggiano 2020-21. Durante la notte, sono stati appesi degli striscioni di carta con la scritta “No gender nelle scuole” in diversi istituti della provincia. Un richiamo alle polemiche sulla “teoria gender” unite in questi anni a violentissimi dibattiti nazionali su omotransfobia, sulla presunta volontà di cancellare le differenze di sesso fra le persone, il tanto dibattuto uso di “genitore 1” e “genitore 2”. L’area più colpita è la zona ceramiche, con due “azioni”, davanti alla scuola media di Casalgrande in via Gramsci ed alla scuola elementare “Montalcini” di Arceto di Scandiano, in via Corrado. Un terzo telone è stato sistemato sul cancello esterno della scuola elementare di Cadelbosco Sopra.

La confezione però appare la stessa, i tre grandi fogli di carta riportano la medesima frase, scritta con il medesimo stile, con la parola “gender” in rosso e lo stile nelle parole, richiamo probabilmente voluto a immaginari grafici della prima metà del ‘900, all’epoca dei totalitarismi e delle dittature, anche in Italia. In passato atti collettivi di questo genere erano rivendicati dagli autori, come accaduto negli anni scorsi per diverse provocazioni di alcune associazioni di estrema destra che avevano posato volantini, manichini e striscioni in diversi punti della provincia. In questo caso, invece, non è arrivata nessuna comunicazione in alcun senso, per ora i gesti rimangono senza firma. Dopo le segnalazioni formali verranno avviate delle indagini.

Due fogliettoni sono stati tolti dal personale scolastico, a Casalgrande e a Cadelbosco, mentre ad Arceto è stato un cittadino a strappare il grande pezzo di carta. «Lunedì mattina sono passato davanti alla scuola mentre andavo al lavoro, ho visto la scritta. Subito ho tirato dritto, ma poi ho pensato che non era la cosa giusta da fare. La scritta e gli stili erano molto chiari nei loro richiami, al di là di quello che io penso della teoria gender», racconta quest’uomo. «Sono tornato indietro, ho strappato tutto e ho portato il foglio nel bidone della spazzatura, non ho fatto nulla di nascosto, non agisco col favore delle tenebre. Mi ha visto un’insegnante, che mi ha ringraziato, e mi hanno visto diverse addette della scuola elementare di Arceto», spiega.

A Casalgrande, lo striscione è stato notato e fotografato già nelle prime ore di ieri. «Una dimostrazione di grande intelletto, così grande che per umiltà non si è neanche firmato. In situazioni simili, vi sono due strade possibili: l’indifferenza, togliendo lo striscione e derubricando il tutto a una stupida ragazzata, oppure la denuncia, seppure verbale. Io scelgo la seconda, perché non si può giustificare tale ignoranza. Oggi è un giorno importante, iniziano le scuole dopo 6 mesi di stop. Il Covid non ci ha resi migliori, se di notte degli anonimi, nonostante i caratteri usati mostrino chiaramente la tendenza politica, scrivono delle terribili falsità sugli striscioni», commenta il parlamentare Pd ed ex sindaco di Casalgrande Andrea Rossi. A lui si unisce il consigliere di opposizione del Pd Matteo Balestrazzi: «Un cartellone orrendo che oltraggia l’educazione pubblica. Un vigliacco affronto a un luogo, quello della scuola, che è il centro della crescita e dell’istruzione di tutti i ragazzi. Un luogo che dovrebbe essere il centro dello sviluppo del pensiero critico, senza pregiudizi. Su cosa poi? Sul “gender”. Perché, nel 2020 in Italia e quanto pare anche a Casalgrande, una serie di persone omofobe continua a lanciare messaggi indegni per “marcare” le differenze di genere tra maschi e femmine come concepite dalla società patriarcale». —

Adr.Ar.

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