Tribunale dei minori, Spadaro verso Trento «Bibbiano? Domanda inoltrata da tempo»
Unanimità della Quinta commissione del Csm per il trasferimento da Bologna del presidente dopo otto anni
la nomina
Evaristo Sparvieri
«Si tratta di una mia domanda, inoltrata da tempo».
Così Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale di Bologna, commenta l’indicazione del suo nome – proposta da Piercamillo Davigo e approvata all’unanimità dalla Quinta commissione del Csm – per la guida della giustizia minorile di Trento, sgombrando il campo ogni illazione sull’ipotesi di un trasferimento legato a ripercussioni dello scandalo Bibbiano.
Arrivato nel 2013 per riorganizzare l’ufficio, Spadaro è entrato nel suo ottavo anno di attività a Bologna, ovvero il limite massimo per la temporaneità di cariche come quella di presidenti e procuratori. Di qui la necessaria domanda di trasferimento.
In particolare, le sedi indicate da Spadaro erano Roma, Trento e Lamezia Terme. Prendendo in considerazione la situazione del tribunale trentino, lasciata vacante con il pensionamento di Paolo Sceusa, la Quinta commissione Csm ha raggiunto la convergenza su Spadaro, sebbene il percorso procedurale non sia concluso, in attesa che si esprima anche il Plenum dello stesso Csm.
«L’unanimità mi onora – aggiunge Spadaro – Qualora il Plenum dovesse decidere positivamente dedicherò al mio nuovo ufficio tutto me stesso, portando in quella sede anche la pesante ma straordinaria esperienza bolognese. Continuerò a garantire la massima e più scrupolosa attenzione alla tutela dei minori. Nonostante tutto quello che sta emergendo nella categoria cui appartengo, posso assicurare che la stragrande maggioranza dei magistrati italiani è costituita da persone preparatissime, disposte a servire la giustizia a ogni costo».
Taglio dei tempi del processo, incremento dell’organico, smaltimento dell’arretrato. Sono gli obiettivi ai quali il presidente del Tribunale dei minori di Bologna si è dedicato dal suo primo insediamento e durante i suoi ormai otto anni di mandato, l’ultimo dei quali caratterizzato proprio dalle ripercussioni dello scandalo Bibbiano, che ha acceso il riflettori sul presunto sistema di affidi illeciti in Val d’Enza.
Una bufera giudiziaria ma ancor più politica, che ha spinto il presidente del Tribunale di Bologna a ri-verificare uno ad uno cento fascicoli di affidi minori a partire dal 2013, per riscontrare eventuali anomalie procedurali poi non emerse. Due le ispezioni da parte del ministero della Giustizia, per l’ultima delle quali non è stato reso noto l’esito, ma basti pensare che nel processo che prenderà il via il 30 ottobre la Procura di Reggio abbia individuato il ministero della Giustizia – e indirettamente lo stesso tribunale dei minori di Bologna – come parte lesa. «Qualora venga accertato – continua Spadaro – a conclusione del processo penale, che i reati contestati siano stati commessi, gli imputati ci hanno tratto in errore, rappresentandoci situazioni non vere. Se così fosse, dovranno essere puniti solo a seguito di un giusto processo e il ministero dovrà essere risarcito».
Un’inchiesta che, di là dagli esiti giudiziari, ha messo in mostra un sistema da riformare profondamente.
«La giustizia minorile e della famiglia sono considerate quasi giurisdizione di serie B, mentre trattasi di funzioni delicatissime perché con i nostri provvedimenti andiamo ad incidere in ciò che di più caro un essere umano possiede. Io ho svolto gran parte della mia esperienza in tribunali ordinari affrontando processi penali in Calabria ma dico che questo è uno dei ruoli più difficili che un magistrato possa svolgere. Devi lavorare in rete».
Per Spadaro, «sarebbe auspicabile una riforma del diritto processuale civile minorile che tutelerebbe tutti, compresi i giudici chiamati a decidere, specie nella fase iniziale, su pochi elementi fumosi; il ministero opportunamente sta potenziando le procure e i tribunali minorili. Io introdurrei la figura dell’avvocato del minore. Pochi Paesi possiedono una giurisdizione e una avvocatura specializzata come la nostra. Non eliminiamole, bensì potenziamole e creiamo sezioni sui territori regionali sul modello dei tribunali di sorveglianza». —
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