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«Zanichelli in Fondazione? Un direttore costava di più»

Evaristo Sparvieri
«Zanichelli in Fondazione? Un direttore costava di più»

Il sindaco Vecchi in Sala Tricolore sulla doppia interpellanza di Rubertelli «È una figura che dà continuità. Il contratto di consulenza offre costi più bassi»

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REGGIO EMILIA

«È un incarico di tipo fiduciario per una figura che risponde direttamente al cda e non è inquadrata organicamente come lo sarebbe un direttore generale». È uno dei passaggi con cui il sindaco, Luca Vecchi, in Sala Tricolore ha risposto alla doppia interpellanza della capogruppo di Alleanza Civica, Cinzia Rubertelli, su Palazzo Magnani, sui rapporti con Iren, sulla nomina a presidente del cda di Gianpiero Grotti (manager Iren e vice presidente anche in Fondazione Teatri e sulla decisione di dotare la fondazione di una nuova figura di coordinamento, affidata all’ex presidente, Davide Zanichelli.

Avvicendamenti avvenuti fin dal 19 febbraio e passati a lungo sotto silenzio, emersi a distanza di mesi durante l’estate attraverso un’inchiesta della Gazzetta, sui quali il sindaco ha risposto ieri pubblicamente ribadendo anche in Sala Tricolore che la mancata comunicazione pubblica è stata legata all’emergenza che di lì a qualche giorno «ha cambiato l’agenda di ognuno di noi», con l’avvio del lockdown. «Non c'è stato nulla di segreto, oscuro o dietrologico».

Nella sua risposta, Vecchi ha chiarito che le procedure hanno seguito tutto l’iter delle evidenze di pubblicazione. E che la scelta del direttore generale o del delegato alle funzioni di coordinamento e amministrazione non compete al Comune, bensì al cda della Fondazione. Un dettaglio che di concerto con Fondazione non gli ha impedito di rispondere a ognuno dei chiarimenti richiesti dalla Rubertelli, fra i quali proprio la mancanza di una procedura ad evidenza pubblica per individuare il ruolo coperto da Zanichelli. Secondo Vecchi, la procedura sarebbe stata necessaria nel caso in cui il cda di Palazzo Magnani avesse optato per la nomina di un direttore generale. Diverso, invece, l’inquadramento di Zanichelli, che ha un contratto di consulenza pari a 50mila euro lordi per il 2020 e 60mila nel 2021 e nel 2022.

Cifre che, come già rilevato dalla Gazzetta, sono fino sei volte superiori rispetto a quanto hanno ricevuto come retribuzione le altre consulenze del 2019. Ma che, come ha specificato Vecchi in consiglio, rappresentano una soluzione economica meno impegnativa per la fondazione rispetto alla nomina di un direttore. Una scelta che per Vecchi «sta dentro gli equilibri economici della fondazione»: se Palazzo Magnani avesse optato per un direttore «avremmo dovuto prevedere costi aziendali 2 o 3 volte superiore». Di qui l’opzione di andare verso «costi più bassi» e verso «una figura che conosce il progetto di Palazzo Magnani e che è lì per dare continuità». Continuità indicata anche come parola chiave con la quale il cda ha scelto Grotti nel ruolo di presidente, alla guida di una Fondazione che, dopo l’ingresso del Comune e il forte ridimensionamento dell’ente Provincia, ha assorbito Fotografia Europea e Restate, ampliando il suo raggio d’azione fino a collaborare con l’Ermitage di San Pietroburgo, anche in una prossima mostra insieme a Aterballetto su arte e danza, annunciata dal sindaco. Un prestigio che non è servito, in fase di scelta del rappresentante del Comune nel Cda, a far scattare una corsa di candidature all’ultima manifestazione di interesse, andata deserta. Circostanza su cui è tornata Rubertelli nella replica, mostrando amarezza per questo scarso appeal dell’ente culturale più importante della città e dichiarandosi non soddisfatta della risposta di Vecchi in termini di trasparenza e meritocrazia —

Evaristo Sparvieri

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