«A bordo del bus degli studenti come su un carro bestiame»
La rabbia di una mamma di Arceto, il figlio frequenta le superiori a Reggio «Per due volte, al ritorno da scuola, non è riuscito a salire per la calca»
SCANDIANO
«Non era un bus; era un carro bestiame, e l’ho anche scritto alla scuola». È furente la mamma di uno studente di Arceto che frequenta la seconda superiore a Reggio Emilia, reduce dai primissimi giorni di lezioni in questo complicato periodo.
Dopo i primi due viaggi di ritorno, il ragazzo è esasperato e ha detto alla madre di non voler replicare l’esperienza, chiedendole di andarlo a prendere direttamente davanti alle aule di viale Trento Trieste. Il 15enne è iscritto ad uno dei nuovi corsi dell’Ipsia, ospitati non nel complesso principale di via Makallè ma nella seconda sede a fianco del Filippo Re, vicino alla stazione di Santo Stefano.
«Al mattino non ci sono stati problemi, ma il rientro è un incubo. Oggi (ieri per chi legge, ndr) non è riuscito a prendere il primo autobus, e anche il secondo era strapieno. E dire che hanno gli orari scaglionati e sono usciti alle 11.30», spiega. «Non è riuscito a prendere il primo mezzo, mi ha chiamato e mi ha detto che anche il secondo era pienissimo. Era molto complicato salire. L’ho convinto a salire, a infilarsi la mascherina e a fare lo stesso il viaggio per poter tornare a casa, ma nei prossimi giorni non so come faremo. Se devo, lo porterò io a scuola tutti i giorni, ma mi chiedo se abbia senso procedere in questo modo», continua la mamma. «Sono rimasta tutto il tempo al telefono con mio figlio. Mi raccontava di soffocare dal caldo, c’erano temperature alte, i finestrini non si aprivano, le persone erano ammassate e pochi tenevano la mascherina. Sembrava un carro bestiame, l’ho detto anche agli uffici scolastici quando ho chiamato per segnalare quello che era accaduto. Non ho alcuna intenzione di fermarmi», racconta. «A bordo non c’era spazio, chi ha provato a tirar giù i finestrini non c’è riuscito, gli operatori non intervenivano anche con chi non metteva la mascherina a dovere. Quando è sceso, mio figlio era sudatissimo, puzzava. Non sono condizioni accettabili. Appena siamo arrivati a casa abbiamo lavato tutto, abbiamo messo tutto in lavatrice. Lui aveva paura di essere pericoloso per noi. Non è giusto che un ragazzo attento, che studia, che segue ed è rispettoso si debba trovare in una situazione simile», è lo sfogo della madre.
«Non so come faremo, all’andata non ci sono stati problemi particolari, ma il rientro è assurdo, e fortuna che hanno orari scaglionati. Io tengo a mio figlio, se devo andrò a prenderlo tutti i giorni, ma non si può far così. E non è che in aula le cose vadano meglio, c’è chi starnutisce senza maschera, chi non la indossa, chi non si cura di nulla e spruzza il detergente addosso ai compagni. Tutto questo proprio a scuola?» è la domanda che la donna di pone. —
Adr.Ar.
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