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Il caso Bibbiano 

Camere penali, è scontro Gli avvocati di Reggio si schierano con Beretti

Enrico Lorenzo Tidona
Camere penali, è scontro Gli avvocati di Reggio si schierano con Beretti

L’associazione nazionale aveva lanciato la stoccata alla presidente del Tribunale Ma per i penalisti di Reggio Emilia «non c’è stata nessuna indebita ingerenza» 

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REGGIO EMILIA

«Nessuna indebita ingerenza della presidente Beretti». Parola degli avvocati penalisti reggiani, che arricchiscono con un nuovo sostanziale capitolo il confronto tra le Camere penali e la presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti. Sì perché mentre l’Unione delle Camere penali - che ha sede a Roma e “giurisdizione” nazionale - ha attaccato la presidente per la predisposizione di carichi di lavoro in vista di un possibile processo sul caso Bibbiano (non ancora giunto al rinvio a giudizio), gli avvocati della Camera penale di Reggio si schierano apertamente a fianco di Beretti.

La querelle era scaturita dalla necessità constatata da Beretti di rimodulare i giudici e l’intera macchina organizzativa del palazzo di giustizia per non perdere efficienza e dare modo ai processi di procedere senza ritardi. Questo perché tra maternità, carichi familiari e trasferimenti dei giudici, il tribunale di Reggio Emilia potrebbe infatti trovarsi ancora una volta in affanno. Per questo motivo, spiega la presidente Cristina Beretti in un dispositivo interno al tribunale, bisogna ricalibrare il lavoro in vista anche dell’arrivo di procedimenti importanti come quelli derivati dall’inchiesta di mafia Grimilde e quello sugli affidi di Bibbiano. Un provvedimento interno destinato alla Corte d’Appello e finito però sul tavolo dell’Unione Camere Penali a Roma, che si è scagliata contro Beretti per aver accennato a un possibile processo – quello sugli affidi di Bibbiano – prima ancora del rinvio a giudizio.

«Pare opportuno rappresentare, come Camera Penale di Reggio Emilia, la nostra posizione in ordine al dibattito sorto a seguito dell’indicazione del nominativo di un Giudice del Tribunale quale componente del collegio che potrebbe essere chiamato a celebrare il processo per i noti fatti di Bibbiano» è l’incipit della nota diramata ieri dal direttivo della Camera penale “Giulio Bigi” di Reggio: «Siamo convinti, innanzitutto, che sia necessario salvaguardare sempre il principio di presunzione di innocenza e che sia doveroso pretendere il rispetto della funzione difensiva in ogni fase processuale» è la fisiologica premessa degli avvocati penalisti reggiani, che poi, però, lasciano spazio ai distinguo. «Ciò detto – scrivono infatti – riteniamo che il provvedimento adottato dalla Presidenza del Tribunale, che ha proceduto ad un riordino dei ruoli di udienza dei giudici della sezione penale, abbia l’unico scopo di garantire la migliore funzionalità organizzativa dell’ufficio, a maggior ragione nell’eventualità in cui dovessero istruirsi processi di rilevanti dimensioni e complessità. Tale razionalizzazione appare quanto mai opportuna sia nell’ottica del buon funzionamento della sezione interessata del Tribunale, sia quale garanzia per la celebrazione di tutti i processi in tempi ragionevoli. Non solo, pertanto, non rinveniamo nella proposta di variazione tabellare alcuna indebita “ingerenza” su procedimenti ancora in corso, ma consideriamo le disposizioni organizzative perfettamente in linea con il dettato normativo e con le prerogative riconosciute dal codice di procedura penale al Presidente del Tribunale».

Alla stoccata dell’Unione delle Camere Penali aveva subito fatto seguito la richiesta dei difensori della principale indagata nell’inchiesta sugli affidi, Federica Anghinolfi, affinché si sollevasse una incompatibilità ambientale sulla base di «palesi violazioni delle regole incompatibili con il processo». Gli avvocati penalisti reggiani invece rivendicano di essere loro stessi a presidio e garanzia affinché «tutti i procedimenti – non solo quelli che ottengono risonanza mediatica –, a carico di qualsiasi imputato, siano celebrati nel più rigoroso rispetto dei principi costituzionali che governano il processo penale». —

Enrico Lorenzo Tidona

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