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casalgrande E SCANDIANO 

La condanna dei sindaci per lo striscione omofobo

Adr.Ar.
La condanna dei sindaci per lo striscione omofobo

Daviddi sul manifesto anonimo: «Un atto spregevole che ci offende tutti» Nasciuti: «Grazie a chi ha tolto quel pensiero carico d’odio»

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casalgrande

Fanno ancora parlare gli striscioni con la scritta “No gender nelle scuole” affissi nella notte fra domenica e lunedì davanti alla scuola elementare di Arceto e alla scuola media di Casalgrande, oltre che a Cadelbosco, nel giorno della ripresa delle attività didattiche. Ad Arceto, il manifesto è stato tolto da un abitante della zona: «Mi chiamo Paolo Albani, lo voglio dire perché credo di non aver fatto nulla di male. Anzi, credo fosse il gesto da fare, quando ho visto la scritta ho pensato che fosse l’unica cosa da fare», racconta.

Ad Albani, pur non conoscendone ancora il nome, si era rivolto anche il sindaco scandianese Matteo Nasciuti: «Fortunatamente una persona, che ha preferito restare anonima, ha deciso di toglierlo prima dell’arrivo dei ragazzi, evitando di rovinare a tutti la tanto attesa ripartenza scolastica. A quella persona vorrei dire grazie a nome di tutta la comunità per aver deciso di non dare visibilità ad un pensiero carico d’odio, dando a tutti una lezione di civiltà, accoglienza e rispetto reciproco». «La lotta alle discriminazioni passa anche da queste meravigliose azioni di cittadini responsabili, genitori, nonni, persone normali che hanno a cuore la coesione sociale delle nostre comunità e l’educazione dei nostri ragazzi».

Una condanna secca arriva anche dal sindaco di Casalgrande. Giuseppe Daviddi, che parla di «uno striscione che ci offende tutti, un atto spregevole non tollerabile che condanno ed invito a condannare». Per il primo cittadino casalgrandese, «atti codardi di questo tipo, che incitano alla discriminazione e alla disumanizzazione dell’altro, sono veleno per la nostra comunità; gesti che nascono in zone grigie di ignoranza e sottocultura basata sull’odio».

E conclude: «Prendere le distanze e denunciare apertamente questi fatti è un dovere morale e civile per chi intende muoversi nella legalità, cercando quella inclusione, sociale e culturale, di cui la nostra società ha un vitale bisogno». —

Adr.Ar.

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