Morlini chiede di ricusare i giudici ma il Csm ha rigettato l’istanza
REGGIO EMILIA
Dubbi sull’imparzialità dei giudici. È per questo motivo che ieri il giudice reggiano Gianluigi Morlini ha presentano tramite il suo legale, il professore Vittorio Manes, un’istanza di ricusazione dei giudici chiamati a vagliare il caso Palamara. Una richiesta rigettata in serata, dopo una giornata segnata dalle scintille sprigionate dal confronto davanti alla Sezione disciplinare del Csm alla ripresa del processo a carico di Luca Palamara, imputato a Perugia per corruzione, e di 5 ex consiglieri del Csm - Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Luigi Spina, Antonio Lepre e Gianluigi Morlini - tutti accusati di un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi e di interferenza nell'attività di un organo di rilevanza costituzionale per aver pianificato in un hotel con i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri la strategia per le future nomine ai vertici delle procure, Roma in testa. La difesa del pm romano, sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, prova a giocare la carte della rimessione degli atti delle Sezioni Unite della Cassazione, perché ci sono state troppe prese di posizione colpevoliste dei consiglieri del Csm sulle vicende al centro del processo che non assicurano la «libera determinazione» del collegio giudicante. E segnala, perché i supremi giudici se ne facciano carico, l'incostituzionalità dell’attuale normativa che pure in un caso di “legittimo sospetto” non consente che sia la Sezione disciplinare della prossima consiliatura a giudicare. Poi il colpo a sorpresa: la ricusazione proposta da Morlini e Spina, andata però a vuoto. Ma va male anche alla procura generale della Cassazione, che rappresenta l’accusa: chiede la riunione, per ragioni di economia processuale, in un unico processo delle posizioni di Palamara e degli ex consiglieri che sinora viaggiavano su binari paralleli. La soluzione non dispiace alla difesa di Palamara ma vede l’opposizione dei difensori degli ex togati, anche per una questione di speditezza del procedimento messa a dura prova dalla lista di 133 testimoni presentata dal magistrato romano. E alla fine anche il tribunale delle toghe dice di no. A far rumore in questa giornata resta però la memoria depositata da Palamara, che si presenta in aula ma non parla: 35 pagine in cui sostiene che l’attuale Csm non può giudicarlo. Perché i suoi componenti, vice presidente compreso, hanno già assunto «reiterate prese di posizione» (come il paragone con la P2 e l’accostamento del suo caso a quello del giudice Franco e di Berlusconi) che hanno determinato una «situazione di pregiudizio per libertà di determinazione dell'intero organo giudicante». —
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