«Scuola, Covid e trasporto pubblico il problema andava affrontato prima»
Alberto Sgarbi, insegnante e responsabile della mobilità per le superiori: «Ora si va solo all’inseguimento dei problemi»
REGGIO EMILIA
«Trasporto pubblico e studenti: sono contento che lunedì sia andata bene, ma il primo giorno non è molto significativo, poiché in molte scuole gli ingressi erano scaglionati per classi e la presenza era limitata a due o tre ore. La prova del nove sarà dai prossimi giorni, quando tutti saranno in classe a regime». Sono parole di Alberto Sgarbi, alquanto titolato visto che non solo è un insegnante in attività, ma soprattutto è il referente della mobilità per le scuole superiori di Reggio Emilia. In tale veste Sgarbi replica a quanto hanno dichiarato alla Gazzetta lunedì l’assessore Carlotta Bonvicini e la direttrice dell’Agenzia della Mobilità, Cecilia Rossi, durante il monitoraggio dell’esordio degli steward alle fermate.
«Premetto – dice Sgarbi – che il sottoscritto dialoga sia con gli istituti superiori sia con l’Agenzia della Mobilità, Seta e Tper: il dialogo è sempre stato ottimo e proficuo, io sono contento dei miei referenti. Il trasporto pubblico per le scuole superiori, però, è un problema sistemico (non locale) che non è mai stato risolto», dichiara Sgarbi, intervenuto sui social.
«Lunedì scorso – racconta – ero all’uscita in via Makallè e ho visto i ragazzi salire sulla linea 5 come sempre “a mucchio” riempiendo la corsia centrale. Speriamo bene…».
Il nodo, secondo Sgarbi, è che «il trasporto pubblico a servizio degli studenti ha bisogno di risorse aggiuntive, in particolar modo quest’anno, e pare che nessuno finora ci avesse pensato. Ci hanno pensato ora, quando, non potendo più prevenirli, si va all’inseguimento dei problemi, dovendo contare sulla buona volontà e professionalità dei programmatori e gestori del Tpl, che per fortuna non mancano».
In risposta a Cecilia Rossi, che ha ammesso come gli steward saranno presenti per due settimane e poi ci si affiderà al corretto comportamento degli utenti, Sgarbi osserva: «Certo, è una questione di autodisciplina. Però durante il lockdown contavano più sulle forze dell’ordine che sull’autodisciplina. Come si può pensare che fra le migliaia di studenti non ce ne siano di indisciplinati? Come si può pensare che qualcuno rinunci a salire sul bus perché troppo pieno, quando quello successivo passa 20 minuti dopo, se extraurbano anche un’ora dopo? E per finire ci sono località che hanno solo il bus delle 14,15 per tornare e poi più niente. Parliamo di un argomento che ritengo andava affrontato mesi fa per una buona pianificazione. Cosa che non è stata fatta, a partire dal Ministero e giù passando da Regioni e Province. Prova ne sia che la Regione ha concesso finanziamenti per servizi aggiuntivi solo la settimana scorsa. Sono benedetti, ci mancherebbe. Ma è il segno di come non si è stati in grado di programmare con i tempi necessari per gestire le variabili di questa inedita situazione, entro un sistema molto complesso come il trasporto pubblico locale». —
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