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Un messaggio in bottiglia per dire «non so» agli studenti

Un messaggio in bottiglia per dire «non so» agli studenti

Lo ha scritto anche quest’anno il vicesindaco e docente Emanuele Ferrari : «Cercherò di non sapere e, con questo, di imparare, insieme a voi»

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Castelnovo Monti

È divenuto ormai una tradizione, al settimo anno, il “messaggio in bottiglia” che il vicesindaco e assessore alla scuola di Castelnovo, Emanuele Ferrari, manda agli studenti.

Un messaggio non solo da amministratore, ma anche da insegnante, visto che appunto nella scuola Ferrari lavora, come docente all’istituto comprensivo di Villa Minozzo.

«Non so», si intitola il messaggio di quest'anno, che come sempre, visto che Ferrari è anche uno scrittore con diversi libri all’attivo, risulta fortemente letterario e poetico.

«Non so. Penso che oggi sia la cosa che mi sento di dire. E scrivere. Quella necessaria. Non so come sarà. Non so come starò. Non so se questo è un inizio, uno di quelli veri, e non invece un falso movimento. Non so se andrà tutto bene. Ma a volte, mai abbastanza forse, ci rendiamo conto che non sapere è essenziale. Non sapere è una porta che si apre, è stare sulla soglia, non sapere. Rinunciare al tutto per una sua parte, quella piccola, piccolissima. Quella che forse so. Non sapere, oggi, mi pare che sia come stare in una tensione, anzi in una vibrazione, pronti a muoversi, ad andare verso, sentirsi pronti, per tutto quello che viene, nonostante tutto. Quello che avviene. Ecco mi sembra, già questa posizione, non seduta, non passiva, questa idea concreta di non sapere, un buon modo per riprendere il filo, forse anche per ricominciare. E in particolare per ricominciare la scuola. Ad andarci soprattutto. A trovarsi in questo luogo, dove in ogni momento sapere e non sapere si mettono in contatto, dove la presenza dialoga, o dovrebbe dialogare, con la distanza». Poi, più avanti aggiunge: «Cercherò di non sapere, e con questo, di imparare qualcosa. Insieme con loro. Aprirò molte volte le finestre delle aule, più dei cinque minuti previsti, per fare entrare aria. Proverò a non sbuffare, a non soffiare per mandare via le cose, i pensieri, tutto quello che non mi piace. E proverò invece a respirare per mandarle dentro le cose, i pensieri, anche quello che non mi piace, e forse trasformarlo in bene, per me ma non solo. Perché il bene, se è per uno solo, non è bene. Poi cercherò di dare valore alla cosa più preziosa che accade ogni momento nella scuola: gli errori, gli sbagli, ma anche gli sbadigli, le fragilità, le sconfitte, i fallimenti, le incertezze, le insicurezze». E Ferrari conclude: «Non so come si fa. A ritornare. Per questo vado ancora scuola. Per aspettare, per sperare. Di impararlo. Questo è quello che farò e vi auguro di fare. Questo è quello che vi auguro di cercare. Per quest’anno almeno. Io ve lo prometto. Lo cercherò». —

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