Gazzetta di Reggio

Reggio

Unimore in piazza (solo dalla piazza passa ciò che per la città conta)

ALBERTO MELLONI* ; *Ordinario del Desu
Unimore in piazza (solo dalla piazza passa ciò che per la città conta)

Oggi alle 16.45 la lezione en plein air di Eraldo Affinati In città una comunità di studenti per produrre socialità

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L’invito

ALBERTO MELLONI*

Piazza Prampolini (l’antica piazza Maggiore) è un luogo che ha un significato non solo per venderci formaggi regionali, far concerti e srotolarci gli striscioni di cause nobili. È lo spazio che dice cosa-lega-cosa. Con quella rete (cattedrale, palazzo dei notai, comune, podestà, monte di pietà) che ricorda anche oggi che solo dalla piazza passa ciò che per la città conta. Per questo il dipartimento di educazione e scienze umane – il Desu, in sigla – ha proposto a Luca Vecchi di ospitare la prima lezione di questo anno accademico 2020/21 in quella piazza “maggiore” e ha chiesto ad Eraldo Affinati, una voce acute e coraggiosa della nostra cultura, di tenerla, oggi alle 16.45 (per entrare bisogna però registrassi a desu.eventi@unimore.it)

NON È COME DA CASA

È il modo per dire con Wilde che “le notizie sulla nostra morte sono francamente esagerate”. Far lezione da casa e vederle dal divano non è l’avvenire del sapere accademico, ma la sua fine. Averlo fatto ha rimediato parzialmente ai danni della più grave catastrofe non bellica degli ultimi 4 secoli. Può sostituire l’addestramento, non la co-costruzione del sapere; può far ricchi gli avvoltoi telematici, finché non cade il valore legale del titolo. Ma le università serie si stanno scervellando su come ricreare quella comunità di maestri e scolari che forma le classi dirigenti. E il Desu, viene in piazza a dire i tre punti a cui è giunto nel suo riflettere e decidere. Punto primo: il Desu ha un debito e un patto con Reggio che è quello di una reciproca presenza. Si ringrazia dei milioni di euro reggiani messi nel seminario di cui la ricerca educativa specialistica solo portando in città una comunità che produca socialità e classe dirigente. Il dovere è dunque convincere più professorato a rispettare l’obbligo della residenza e trattenere a Reggio Emilia le fasce più alte dello studentato: dottorandi, laureandi magistrali, specializzandi del sostegno e – se l’onorevole Graziano Delrio ci crede – un centro per specialisti della legislazione scolastica.

FAMIGLIA ADDAMS

Reggio Emilia a lungo termine ne sarà grata: perché una città che ad ogni nomina pesca a caso o nel baule dei ricordi antichi come la famiglia Addams in quello di zia Emma ne ha bisogno.

Punto secondo: il Desu torna in aula con tutte le attività che l’ateneo a maggio ha definito compatibili con la situazione.

Sia chiaro: il Desu non è l’Humanitas che forte del numero chiuso riporta tutti in aule smezzate e fa raddoppiare ai professori le lezioni (con un sacrificio onestamente più piccolo di quello chiesto a marzo ai sanitari).

Però il Desu non sarà mai una Pegaso padana che vende crediti online, esibisce testimonial e spreme matricole, accontentandosi per laurearli. E dunque offre a gruppi piccoli seminari e laboratori integrati nei corsi con un orario quasi pieno, in assoluta sicurezza (il distanziamento a Palazzo Dossetti è due volte quello dei cinema e 16 volte quello di piazza Fontanesi); meno di quel che fa una scuola media, ma meglio di niente.

STORMI DI IMBECILLI

Punto terzo: il Desu torna in aula sapendo che il suo baricentro scientifico è il cuore della ricostruzione.

Noi in realtà siamo nella fase 2 della risposta ospedaliera alla pandemia.

La pandemia è in piena fase1: attende in agguato che stormi di imbecilli di ogni età – con la mascherina sotto il naso, la cannuccia dell’ape o le madonne di chi gioca a briscola – le diano modo di riempire le rianimazioni, strozzare l’economia, ammazzare altre persone.

Però ciò che vediamo per il dopo con la riapertura delle scuole è che si era investito certo male e forse poco su quel tessuto culturale senza cui non ci sarà ripartenza, ma incubazione di collera sociale (fascista).

Il Desu per quel che può risponde: compete sui bandi della green education e della finanza locale, progetta una magistrale con i grandi partner dell’editoria scolastica, ha triplicato i posti per gli insegnanti di sostegno, ha incrementato quelli per le maestre elementari, sviluppa collaborazioni con Fondazione Reggio Children e col Peri – il tutto caricando sui pochi docenti che ha altro lavoro, in attesa che la intermittente generosità cittadina, regionale, accademica ne capisca che nel mitico futuro ci saranno sempre quelli in attesa di “essere fatti eguali”.

Per questo oggi pomeriggio aspettiamo Reggio e sappiamo che Reggio ci aspetta. Non al varco. In piazza. —

*Ordinario del Desu



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