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Per il Parmigiano Reggiano salgono prezzi e produzione

Per il Parmigiano Reggiano salgono prezzi e produzione

Ad agosto 10.063 forme al giorno. Nei primi otto mesi un aumento del 5,35% Ieri il 12 mesi alla Borsa di Parma ha raggiunto il costo di 8,20 euro al chilo

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REGGIO EMILIA

Cresce la produzione ma anche i prezzi. Continua a rialzare la testa il Parmigiano Reggiano, il cui prezzo del 12 mesi alla Borsa di Parma è ora attorno agli 8 euro e 20 al chilo, in rialzo dal pericoloso fondo dei 7 euro e 40 toccato l’estate scorsa.

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha reso noto anche il riepilogo dei dati di produzione comunicati dai caseifici al 31 agosto 2020. La produzione del mese di agosto, con 311.966 forme prodotte contro le 298.590 di agosto 2019, rileva un aumento produttivo di 13.376 forme pari a + 4,48%.

La provincia dove si registra il maggior aumento è Bologna con +9,12%, seguita da Mantova con un +8,22%. Reggio, che pesa ben di più sotto il profilo produttivo, ha invece l’aumento minore con +2,05%. Ad agosto, con 10.063 forme/giorno, ci si mantiene statisticamente sotto il livello delle 11.000 forme che da diversi mesi era stato superato.

Nei primi otto mesi 2020 si registra, pertanto, un aumento produttivo del 5,35%, in numeri assoluti si sono prodotte 135.603 forme in più rispetto ai primi otto mesi 2019. Si mantiene equilibrato l’andamento produttivo tra le differenti fasce altimetriche(montagna/alta pianura/bassa pianura) le percentuali di aumento sono: montagna +4,75%, alta pianura +5,54, bassa +5,47%.

La ripartizione della produzione tra le diverse tipologie di strutture produttive (caseifici artigianali/industriali, aziendali, cooperativi/sociali) evidenzia come, nei primi 8 mesi del 2020, sia oltre la media comprensoriale l’aumento produttivo nelle cooperative (+7,05%), mentre aziendali (+5,01%) e artigianali (+0,63%) aumentano meno della media comprensoriale.

Il re dei formaggi, a dispetto del Covid 19, sta quindi marciando a pieno regime. Tanto che nel primo semestre del 2020 le sue vendite sono cresciute complessivamente di oltre il 6% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno con ottime performance sia in Italia che all’estero. A qualcuno è forse sembrato quasi un vaccino contro l’epidemia. Sono richieste preferibilmente le “punte” e il grattugiato mentre sono calate le forme intere.

Il Consorzio di tutela ha frattanto avviato alcune misure per compensare il calo dei prezzi (e quindi dei benefici per i produttori) originato dall’eccesso di offerta. A partire dall’acquisto diretto, nei 335 caseifici, di 320 mila forme (metà nell’ultimo quadrimestre 2020 ed in analoga misura nel primo del 2021) che verranno fatte stagionare e reimmesse progressivamente sul mercato. Un comportamento analogo è stato adottato nel 2014-15. Verranno infine ridotte le quote di produzione stabilite per il prossimo triennio.

La ripresa dei consumi, la riapertura di hotel e ristoranti e l’azione combinata con il riacquisto delle forme da parte del Consorzio, sembrano quindi aver centrato quell’effetto benefico, soprattutto sul fronte del prezzo, che rischiava di affamare i produttori, soprattutto quelli più esposti con gli investimenti e che l’estate scorsa stavano lavorando con margini pressoché azzerati. —

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