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Uno, due, Tria. E il sindaco dov'è?

Stefano Scansani
Uno, due, Tria. E il sindaco dov'è?

L'editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, sull'inchiesta Re Cleaning della Procura di Reggio

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REGGIO EMILIA. Ma è normale? È normale che l’assessore comunale alla Legalità, di professione avvocato, abbia difeso fino a giovedì uno dei 26 indagati nell’operazione “Re Cleaning” che ha il dichiarato scopo di far pulizia in Comune? Dico sommessamente no, perché la scelta di servire la municipalità è superiore al mestiere che l’amministratore svolge. Anzi, il mestiere deve essere sacrificato quando incrocia la tutela degli interessi della città. Dico sommessamente no, per pungere il volenteroso cantiere che pare indifferente all’inchiesta che la Finanza ha condotto su ordine della Procura della Repubblica.

L’assessore alla Legalità è l’avvocato Nicola Tria. Il cliente è il suo collega Matteo Fortelli. L’accusa – turbata libertà degli incanti – si rifà a quattro anni fa e a un bando che i finanzieri considerano “confezionato su misura”, e riguardante la ricerca di due avvocati e l’affidamento dell’appalto di servizi legali, per un periodo di 12 mesi e un valore di 60mila euro.

La sintesi è quella che ha proposto mercoledì il collega Tiziano Soresina: la procedura ad evidenza pubblica sarebbe stata alterata prevedendo, per l’accesso, un requisito professionale stringente (“svolgimento pregresso di appalti di servizi legali o di incarichi analoghi di collaborazione e consulenza legale per l’amministrazione comunale ovvero per enti territoriali locali di dimensioni non inferiori all’Amministrazione di Reggio, per un periodo di almeno 5 anni”) rispetto allo specifico oggetto del contratto d’appalto, così limitando artificiosamente la concorrenza e favorendo i due candidati designati.

Nei guai Santo Gnoni (dirigente comunale firmatario della determinazione), Roberto Montagnani (presidente della commissione di gara), Paolo Coli (avvocato, membro della commissione), e i due avvocati aggiudicatari della gara (Matteo Fortelli e Roberta Ugolotti).

Indagata pure Lorenza Benedetti (dirigente comunale Pianificazione) perché avendo appreso da Gnoni che sarebbero stati favoriti due candidati, non presentò denuncia.

È una delle varie storie che contrappuntano l’inchiesta. Coinvolti dirigenti comunali, professionisti e aziende. E in ogni caso secondo gli inquirenti il “soggetto vittima” è sempre e comunque il municipio. Ecco perché la scelta dell’assessore-avvocato Tria di difendere l’avvocato-indagato Fortelli risultava almeno anomala. Almeno.

Immediatamente Tria aveva giustificato la sua scelta: “Sono stato nominato legale di fiducia da Fortelli, assieme a un altro collega, prima che diventassi assessore, a giugno del 2019 quando sono scattate le prime perquisizioni. Per quello che so io, ma è una problematica che non è divenuta attuale se non lunedì, non credo che ci sia un’incompatibilità giuridica che mi renda indispensabile scegliere fra il mantenimento o la rinuncia al mandato difensivo”.

Tria aveva aggiunto che sarebbe stato pronto a rinunciare nel caso il Comune intendesse costituirsi parte civile in un eventuale processo. Caspita!

Giovedì sera il dispaccio ai giornali. Carta intestata dell’ufficio stampa del Comune con la dichiarazione dell’assessore Tria: “Ancorché io ritenga, come già dichiarato, che allo stato non sussista alcuna incompatibilità tra il mandato difensivo conferitomi nel giugno 2019 e il mio attuale ruolo istituzionale, ho deciso - in piena intesa con il mio assistito Matteo Fortelli e il collega Stagnini - di rimettere il mandato difensivo”.
(Si badi, d’intesa con l’assistito e il collega, non per una logica caldeggiata dall’opportunità politica, ad esempio dal sindaco).

Sempre Tria: “Mi trovo costretto ad anticipare, per il rispetto che nutro verso la mia professione ed altresì verso l’istituzione cui appartengo, determinazioni che avrei voluto eventualmente assumere dopo una più ponderata e meditata valutazione, ma sono consapevole che il clima creatosi in questi giorni rischierebbe di pregiudicare la serenità del mio assistito ed altresì del sottoscritto nello svolgimento dell’incarico professionale”. Io dico che Tria doveva essere persuaso dell’incompatibilità quasi 14 mesi orsono (è assessore alla Legalità dal luglio 2019 e il mandato gli era stato conferito dall’assistito nel mese precedente). Ma non lo è nemmeno oggi: afferma che non sussiste alcuna incompatibilità. Che la sua decisione di rinunciare alla difesa dell’indagato è provocata dal clima. Clima? Cioè dal clamore mediatico e dalla pressione delle opposizioni. L’effetto e non la causa lo avrebbe fatto recedere.

Quindi l’anomalia, secondo lui, starebbe tutta all’esterno… E che il suo ruolo binario sarebbe stato normale.
Ecco, a questo punto fatico a comprendere. Brancolo in una dimensione capovolta. Così capovolta da non trovare in questi giorni, in alcun rigo di Tria e in altre comunicazioni comunali che tanto somigliano ai bollettini medici pomeridiani asettici, una sola menzione del sindaco Vecchi, una sua presa di posizione, un pronunciamento che sarebbe così importante, efficace. Normale. —
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