«Le scuole sono aperte ma il problema è arrivarci»
Si moltiplicano le segnalazioni dei lettori della Gazzetta su resse e disservizi «L’autobus che parte dal polo di via Makallè, in Gardenia è già sovraccarico»
REGGIO EMILIA
Trasporti scolastici: inizia oggi la seconda settimana di fuoco, sebbene non ancora a regime per l’orario ridotto e il referendum elettorale. Mentre Seta e l’amministrazione comunale continuano a definire l’andamento dei primi giorni soddisfacenti, si moltiplicano le segnalazioni dei lettori della Gazzetta di Reggio, che nonostante gli steward e le limitazioni alla capienza causa Covid lamentano la solita ressa - né più né meno degli anni scorsi - soprattutto sulle linee extraurbane. C’è chi, come Claudio Castagnetti, denuncia «la situazione di panico alla fermata dell’autobus di porta Santa Croce (via Roma) linea 1 direzione Albinea. Nessuna norma di distanziamento, autobus stracolmi con distanziamento di 15 centimetri, studenti ammassati sulle porte. Ma è questo il piano Seta per la scuola?». Più di un disservizio viene registrato sulla linea da Ciano a Reggio e viceversa, come racconta una mamma, Simona Severi. «Dal momento che, sulla linea ferroviaria che collega Reggio Emilia e Ciano d’Enza, sono in corso di svolgimento lavori di manutenzione, è stato istituito da mesi il servizio sostitutivo, che, dice la parola stessa, dovrebbe sostituire il treno. Peccato che il servizio non sia garantito per tutti: considerata la dotazione di autobus che è stata concessa a questa linea, i ragazzi che usufruiscono del servizio per andare a scuola non riescono a salire sull’autobus perché già al limite della capienza. Faccio due esempi. Il bus parte da Ciano d’Enza e, dopo alcune fermate intermedie, ferma a San Polo d’Enza e a Piazzola, ma a San Polo d’Enza il mezzo è già pieno e non può caricare altri passeggeri. Ergo: il ragazzo non va a scuola a meno che non ci sia un genitore o un buon samaritano che lo accompagna perché il bus non lo può caricare. Stessa storia si ripete al ritorno: il bus parte dal polo scolastico di via Makallè e in Gardenia è già sovraccarico, i ragazzi non possono salire e devono attendere il giro successivo, circa un’ora dopo, per potere (forse) tornare a casa. Personalmente ho provato a contattare Seta: rispondono che stanno testando il servizio. Mi chiedo: hanno venduto abbonamenti e non hanno i mezzi per soddisfare la richiesta? I ragazzi, per fortuna, sono tornati a scuola: adesso il problema è arrivarci?».
A proposito della stessa tratta rincara la dose Stefano, impiegato 40enne di Bibbiano che da dieci anni fa il pendolare con la città utilizzando il treno e ora il bus sostitutivo. «Il problema principale è il bus numero 95942, che parte da Ciano alle 7.10 e passa da Bibbiano alle 7.26 per arrivare a Reggio alle 8.09. Ho lavorato anche durante il lockdown, all’epoca sul bus si viaggiava al 50% della capienza e nessuno poteva stare in piedi. L’assurdo è che con l’inizio della scuola ai pendolari si sono sommati gli studenti: e lunedì scorso il bus era a una capienza del 120%. Oltre ai passeggeri a sedere c’era molta gente in piedi, non so se a livello di normativa sia possibile. Martedì non sono riuscito a salire dalla ressa che c’era, quindi sono tornato a casa e ho preso l’auto. Il giorno seguente, mercoledì, l’autista ha aperto anche lo sportello davanti per far salire altra gente, mentre di solito si utilizza solo quella centrale per non avere contatto col conducente. Risultato: gli altri giorni ho preferito la macchina, impossibile salire sulla corsa del mattino. Intendiamoci non è una novità, capita ogni anno; con la differenza che prima non c’era il Covid».
La linea 2, che collega la città a Sant’Ilario, è tradizionalmente una tratta problematica, come racconta Mariarita Capasso. «Mia sorella si reca ogni giorno a Reggio per motivi scolastici e al ritorno il bus della linea 2 è sempre pieno di ragazzini a tal punto da doversi ammassare gli uni agli altri, senz’aria e con difficoltà a respirare, nonostante il periodo pandemico. Io, molti genitori e gli stessi ragazzi non sappiamo più a chi rivolgerci e conviviamo con la paura che possa esserci un caso positivo per questi mancati controlli sugli autobus. Non possiamo permettere che i ragazzi, i più deboli e che dovremmo tutelare, abbiano paura di andare a scuola».
Daniela Trevisani è la madre di uno studente di 15 anni che frequenta il Liceo Moro. «Vorrei lanciare un grido d’allarme per quanto riguarda i trasporti urbani ed extraurbani, che dovrebbero portare i nostri ragazzi a scuola e a casa. Dico dovrebbero perché, purtroppo per chi abita fuori città come noi residenti a Puianello, è impossibile arrivare in orario a scuola e spesso arrivare a casa. Nei primi tre giorni di lezione mio figlio ha già perso un autobus all’andata e uno al ritorno: uscendo alle 12 prende la linea 6, che giunge alla fermata di Porta Castello, in direzione Rivalta già in ritardo, qui passa alle 12.22 la linea 44 e si trova a dover lottare con decine di studenti che cercano di prendere la stessa corsa per rientrare a casa. La metà di loro rimane giù perché il 44 arriva già stipato, il successivo passa un’ora dopo, ma anche qui si rischia di rimanere a terra. Le distanze di sicurezza non vengono rispettate, i ragazzi viaggiano in condizioni critiche e si ritrovano appiedati… Chi ha pagato un abbonamento annuale come noi da 300 euro non può tollerare un servizio del genere! Noi genitori ci chiediamo a cosa serva il distanziamento sociale a scuola se poi, una volta usciti, la situazione è quella documentata dalle fotografie». —
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