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Reggio dice “Sì” alla riduzione dei parlamentari con il 71,99%

Evaristo Sparvieri
Reggio dice “Sì” alla riduzione dei parlamentari con il 71,99%

A Carpineti, Toano e Casalgrande si sfiora l’80% Il “No” non vince in nessun comune della provincia

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA

I pronostici della vigilia sono stati rispettati. Ma le urne hanno restituito un risultato andato oltre le aspettative. Anche Reggio dice “Sì” al taglio dei parlamentari. E lo dice con percentuali record rispetto al resto del Paese: 71,99%, pari a 155.501 voti. È questo l’esito del referendum costituzionale, che ha chiamato alle urne 388.317 elettori reggiani. Ai seggi la percentuale dell’affluenza in provincia si è fermata al 55,98% (217.363 aventi diritto), anche in questo caso sopra la media nazionale, per una consultazione che in ogni caso non necessitava del raggiungimento di un quorum.

I NUMERI

Un risultato in qualche modo annunciato, nonostante l’impegno del comitato provinciale del “No”, a Reggio composto da Partito Socialista Italiano, Più Europa, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Verdi-Europa Verde, Volt, Italia Viva e Potere al Popolo: un gruppo eterogeneo, che nelle ultime settimane si è dato un gran da fare in una faticosa rincorsa, senza tuttavia riuscire a superare quota 28,01%, pari a 60.506 voti. Fra i comuni della provincia, in vetta ai sostenitori del Sì in termini percentuali ci sono Carpineti (79,68%), Toano (79,16%) e Casalgrande (78,55%). Solo in quattro comuni reggiani la percentuale dei favorevoli è scesa sotto il 70%: Correggio (69,83%), Montecchio (69,41%), Albinea (69,20%) e, soprattutto, Reggio Emilia, dove nonostante la vittoria schiacciante il “Sì” è arrivato solo a quota 66,63%. Il “No”, invece, non si è imposto in nessun comune.

MAGGIORANZA

Un esito che di fatto sembra blindare la maggioranza di governo M5s-Pd, dove comunque non mancano schermaglie anche sulla paternità della vittoria. Una coalizione arrivata all’appuntamento elettorale partendo da presupposti diversi e affrontando argomentazioni differenti, a Roma come a Reggio: da un lato i pentastellati, promotori della legge, compatti a favore del “Sì”; da un altro lato i dem, che prima di dettare ai militanti la linea attraverso la direzione nazionale e quella provinciale hanno dovuto incassare il “No” di alcuni padri fondatori del Pd, fra i quali anche i reggiani Romano Prodi e Pierluigi Castagnetti. Due nomi sui quali, commentando la vittoria, tornano a parlare i parlamentari reggiani M5s: «Reggio prima in regione insieme a Modena e Piacenza per il “Sì” nonostante la campagna del “No” potesse contare su Prodi e Castagnetti – affermano in una nota congiunta Maria Edera Spadoni, Davide Zanichelli, Maria Laura Mantovani e l’europarlamentare Sabrina Pignedoli – Hanno vinto i cittadini che confermano che questa era una riforma giusta. Una riforma voluta dal M5s sin dal 2011 con la prima proposta di Beppe Grillo sul blog e portata avanti in parlamento dal 2013». E ancora: «Ora avanti con il taglio degli stipendi per tutti, che consiglieri regionali e parlamentari M5s portano avanti dal 2010 e a oggi ha permesso di restituire 114 milioni, una legge elettorale proporzionale che ridia al cittadino la possibilità di scegliere ed eleggere i suoi rappresentanti e una legge sul conflitto d’interessi nel mondo dell’informazione. Perché un Paese informato senza il peso delle lobby è un Paese più libero».

Anche in casa dem si esulta guardando già alle prossime tappe. Per il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, «al successo del “Sì” ha contribuito la determinazione con cui il Pd ha sostenuto il voto favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari, obiettivo sempre presente nelle nostre proposte di riforma. Abbiamo posto il primo tassello di un più complessivo e organico ammodernamento istituzionale. Ora avanti con le altre riforme per rafforzare la democrazia rappresentativa e procedere in direzione di una democrazia più decidente e più efficiente, a cominciare dal superamento del bicameralismo paritario».

Ringrazia gli elettori reggiani anche Gigliola Venturini, segretaria reggente del Pd provinciale: «L’indicazione chiarissima ragionata e motivata del Pd, che ha invitato gli elettori a barrare il “Sì”, è stata compresa – afferma – abbiamo potuto spiegare ampiamente che il nostro “Sì” nulla aveva a che fare con le teorie populiste con cui era nato il progetto di riforma e che l’impegno preso, che manteniamo e confermiamo affinché questa riforma porti maggiore sobrietà nella politica, sia coerente con il voto espresso dal Parlamento e contemporaneamente si concretizzi in una serie di riforme già incardinate nei lavori del Parlamento». E la Lega, che pure a suo modo si era schierata per il Sì? «Con la vittoria del “Sì” siamo di fronte a un Parlamento delegittimato ad operare. Si rispetti per una volta la volontà degli italiani». Così parlò su Facebook Matteo Melato, referente provinciale del Carroccio. —

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