Appello di Aemilia Chiesti 18 anni di cella per Gianluigi Sarcone
BOLOGNA
Si è discusso di Gianluigi Sarcone – fratello 49enne del boss Nicolino, considerato una delle figure di maggio rilievo della ’ndrangheta in regione – nell’udienza di ieri dell’appello del maxi processo Aemilia, in corso nell’aula bunker del carcere bolognese della Dozza.
Per lui, che ha a suo carico anche l’imputazione di associazione mafiosa, il sostituto pg Lucia Musti ha chiesto una condanna a 18 anni di reclusione.
Anche nel caso di Sarcone, la pena chiesta dalla Procura generale è leggermente più bassa rispetto ai 19 anni e 10 mesi complessivi comminati in primo grado.
Questo, come già avvenuto per altri imputati che in primo grado erano stati processati con rito abbreviato per l’accusa di associazione mafiosa e con rito ordinario per altri reati, a causa dell’unificazione dei due riti.
In primo grado, oltre ad aver depositato una memoria difensiva, nell’arringa l’avvocato Stefano Vezzadini aveva spaziato su più fronti, per poi chiedere l’assoluzione del suo assistito: la presa di distanza dal fratello Nicolino («È falso l’assunto che i fratelli di ’ndranghetisti siano ’ndranghetisti a loro volta»), la non credibilità dei pentiti Antonio Valerio e Salvatore Muto («Versioni piene di contraddizioni e a tratti grottesche»), la tesi della discriminazione della comunità cutrese a Reggio Emilia («L’agire sia di semplici imprenditori che volevano difendere le loro aziende per lo più edili, sia la risposta di una comunità che si sentiva discriminata nella crisi e accostata senza distinguo alla’ndrangheta»). —
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