Fatture fasulle, per Mazzei c’è una nuova imputazione
L’imprenditore reggiano è ora accusato anche di bancarotta e reati tributari Inserita pure l’indagine già chiusa sul fallimento della società edile Metal Fast
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
Ad un maxi procedimento già incardinato davanti al gup Andrea Rat – per lo più focalizzato su fatturazioni per operazioni inesistenti – si è da ieri aggiunta la nuova accusa piovuta nel maggio scorso su uno degli imputati, cioè il reggiano 36enne Antonio Mazzei.
Una riunione al filone processuale principale richiesta in aula sia dal pm Iacopo Berardi che dall’avvocato Mattia Fontanesi (difensore di Mazzei) ed accolta dal magistrato giudicante.
PLOTONE DI DIFENSORI
Accordata questa “integrazione”, alcuni difensori hanno preannunciato le loro scelte di rito, da perfezionare comunque nella prossima “tappa” del corposo procedimento.
Il pm Berardi ha chiesto il sequestro preventivo dei beni per tutti gli imputati tranne due (entrambi hanno chiesto di patteggiare perché hanno già pagato il loro debito tributario).
NUOVA IMPUTAZIONE
A quel punto l’udienza preliminare – con 24 imputati (molti di origine calabrese) ieri non presenti e comunque rappresentati da un plotone di legali – è stata aggiornata al prossimo 19 gennaio.
Relativamente alla nuova imputazione al giovane imprenditore Mazzei, si tratta della conclusione di una nuova indagine per bancarotta e reati tributari. L’accusano gli accertamenti della Finanza, coordinati anche in questo caso dal pm Iacopo Berardi.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe volutamente portato al fallimento la società edile Metal Fast (con sede a Cavriago).
Mazzei ne risponde come amministratore e socio unico della ditta naufragata il 23 gennaio di quest’anno. Avrebbe distrutto o comunque nascosto le scritture contabili relative al triennio dal 2016 al 2018.
E proprio tramite questa società, avrebbe emesso – fra il 31 dicembre 2015 e il 31 ottobre 2017 – fatture fasulle per oltre quattro milioni di euro di imponibile. Infine l’evasione delle imposte, non presentando la dichiarazione relativa agli anni 2016 e 2017.
OBBLIGO DI FIRMA
Fra l’altro l’imprenditore reggiano dal marzo 2019 è finito nella “rete” dell’inchiesta Camaleonte contro la ’ndrangheta in Veneto, rivelatasi legata a doppio filo con le risultanze investigative di Aemilia. Accusato di riciclaggio con l’aggravante mafiosa, Mazzei non si trova più agli arresti domiciliari, ha ora l’obbligo di firma. In sede di interrogatorio di garanzia, il 36enne si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli imputati dell’inchiesta Camaleonte – l’udienza preliminare si è ramificata nei tribunali di Venezia e Padova in filoni differenti – sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio, usura, sequestro di persona, estorsione ed emissione di fatture inesistenti. —
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