«Guarita dal cancro grazie ai medici e alle mie sorelle»
La 66enne Mariella Brozzi lancia un messaggio di speranza «Al Core ero come in una grande famiglia. Mai abbattersi»
BORETTO. «Dal cancro si può guarire. Voglio dare un messaggio di speranza a chi affronta la malattia, perché guardi al futuro con atteggiamento positivo». La storia della borettese Mariella Brozzi è quella di una donna che, in pieno periodo Covid, è riuscita ad affrontare e superare un linfoma anaplastico che si era presentato sulla sua strada e che l’aveva portata a intraprendere una serie infinita di visite e controlli senza esito, sino a quando non si è rivolta al Core di Reggio Emilia.
Un percorso fatto di fatica e difficoltà, ma che le ha permesso di sconfiggere le proprie paure e di crescere come persona.
L’odissea della donna – 66 anni, in pensione – è iniziata nell’ottobre dell’anno scorso, quando ha avviato una serie di consulti specialistici a seguito di infiammazioni diffuse a mani e piedi (diventati rosso violacei) e alla cute, associate alla perdita di circa 15 chili.
In quelle settimane la donna borettese si è sottoposta a numerosi esami – compresa una biopsia alla pelle, con esito negativo – fino a quando, il 4 febbraio, ha svolto la prima visita al Core, il centro d’eccellenza di Reggio Emilia specializzato sull’oncologia e l’ematologia. A seguito di una Tac che aveva evidenziato una piccola lesione, la 66enne, per la quale i medici sospettavano che la causa della sua sofferenza potesse essere un sarcoma, è stata sottoposta a un esame con la Pet – una diagnostica per immagini che consente di individuare precocemente i tumori – che ha riscontrato la presenza di un linfoma anaplastico nella zona pettorale destra.
«Dopo mesi di sofferenza – racconta Mariella Brozzi – ero pronta a gettare la spugna perché non si riusciva a capire di cosa soffrissi. Invece l’affetto delle mie sorelle Cecilia e Flavia e la fiducia nei medici e nella struttura del Core hanno contribuito a risollevarmi. Non sopportavo più il dolore e volevo mollare, ma a seguito della prima chemioterapia, che ha dato buoni esiti, ho cambiato il mio modo di pormi. Molti mi dicevano che avrei sofferto di nausea e vomito, e invece non ho avvertito nulla di tutto questo. Ho capito che l’atteggiamento mentale sarebbe contato moltissimo in quella situazione: per quanto fosse difficile, dovevo sforzarmi di mantenere un atteggiamento positivo e di non farmi spaventare. Così ho vinto anche la paura che avevo degli ambienti ospedalieri».
Dopo la diagnosi, la donna è stata sottoposta a sei cicli di chemioterapia, dal 13 marzo al 26 giugno. Le due visite di controllo svolte dopo quella data hanno avuto esito positivo, e dunque il peggio sembra essere alle spalle.
«Non posso che ringraziare – conclude Mariella Brozzi – il dottor Stefano Luminari e il direttore Francesco Merli per tutto quello che hanno fatto, così come tutto il personale: l’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi in una grande famiglia, dove empatia e umanità sono all’ordine del giorno. Grande competenza psicologica è stata messa non solo a mia disposizione, ma anche della mia famiglia. È vero, ci vuole tanta fortuna, e io ne ho avuta, ma non è giusto abbandonarsi al pessimismo. Bisogna reagire e affrontare i problemi: se ci si lascia andare si perde senza nemmeno lottare. Le prove della vita richiedono che si tiri fuori il meglio di noi». —
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