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«Guarita dal cancro grazie ai medici e alle mie sorelle»

Andrea Vaccari
«Guarita dal cancro grazie ai medici e alle mie sorelle»

La 66enne Mariella Brozzi lancia un messaggio di speranza «Al Core ero come in una grande famiglia. Mai abbattersi»

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BORETTO. «Dal cancro si può guarire. Voglio dare un messaggio di speranza a chi affronta la malattia, perché guardi al futuro con atteggiamento positivo». La storia della borettese Mariella Brozzi è quella di una donna che, in pieno periodo Covid, è riuscita ad affrontare e superare un linfoma anaplastico che si era presentato sulla sua strada e che l’aveva portata a intraprendere una serie infinita di visite e controlli senza esito, sino a quando non si è rivolta al Core di Reggio Emilia.

Un percorso fatto di fatica e difficoltà, ma che le ha permesso di sconfiggere le proprie paure e di crescere come persona.

L’odissea della donna – 66 anni, in pensione – è iniziata nell’ottobre dell’anno scorso, quando ha avviato una serie di consulti specialistici a seguito di infiammazioni diffuse a mani e piedi (diventati rosso violacei) e alla cute, associate alla perdita di circa 15 chili.

In quelle settimane la donna borettese si è sottoposta a numerosi esami – compresa una biopsia alla pelle, con esito negativo – fino a quando, il 4 febbraio, ha svolto la prima visita al Core, il centro d’eccellenza di Reggio Emilia specializzato sull’oncologia e l’ematologia. A seguito di una Tac che aveva evidenziato una piccola lesione, la 66enne, per la quale i medici sospettavano che la causa della sua sofferenza potesse essere un sarcoma, è stata sottoposta a un esame con la Pet – una diagnostica per immagini che consente di individuare precocemente i tumori – che ha riscontrato la presenza di un linfoma anaplastico nella zona pettorale destra.

«Dopo mesi di sofferenza – racconta Mariella Brozzi – ero pronta a gettare la spugna perché non si riusciva a capire di cosa soffrissi. Invece l’affetto delle mie sorelle Cecilia e Flavia e la fiducia nei medici e nella struttura del Core hanno contribuito a risollevarmi. Non sopportavo più il dolore e volevo mollare, ma a seguito della prima chemioterapia, che ha dato buoni esiti, ho cambiato il mio modo di pormi. Molti mi dicevano che avrei sofferto di nausea e vomito, e invece non ho avvertito nulla di tutto questo. Ho capito che l’atteggiamento mentale sarebbe contato moltissimo in quella situazione: per quanto fosse difficile, dovevo sforzarmi di mantenere un atteggiamento positivo e di non farmi spaventare. Così ho vinto anche la paura che avevo degli ambienti ospedalieri».

Dopo la diagnosi, la donna è stata sottoposta a sei cicli di chemioterapia, dal 13 marzo al 26 giugno. Le due visite di controllo svolte dopo quella data hanno avuto esito positivo, e dunque il peggio sembra essere alle spalle.

«Non posso che ringraziare – conclude Mariella Brozzi – il dottor Stefano Luminari e il direttore Francesco Merli per tutto quello che hanno fatto, così come tutto il personale: l’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi in una grande famiglia, dove empatia e umanità sono all’ordine del giorno. Grande competenza psicologica è stata messa non solo a mia disposizione, ma anche della mia famiglia. È vero, ci vuole tanta fortuna, e io ne ho avuta, ma non è giusto abbandonarsi al pessimismo. Bisogna reagire e affrontare i problemi: se ci si lascia andare si perde senza nemmeno lottare. Le prove della vita richiedono che si tiri fuori il meglio di noi». —

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