Una vendemmia contraddistinta dalla minore resa produttiva
Colpa della prolungata siccità invernale e primaverile che ha influenzato soprattutto la maturazione dell’Ancellotta
REGGIO EMILIA
Ogni vendemmia è un’annata particolare. Quella di quest’anno, che in questi giorni sta vivendo la sua fase più intensa dell’intero periodo di raccolta, potrebbe essere definita singolare e particolarmente influenzata dall’andamento climatico. Le uve in effetti hanno avuto un’allegagione leggermente anomala a causa della prolungata siccità invernale e di inizio primavera che solo successivamente si è rinormalizzata quando però i giochi erano già definiti.
Successivamente le precipitazioni sono spesso risultate più che sufficiente sia in termini di frequenza che di quantità. Il risultato produttivo però è stato la formazione di grappoli leggermente spargoli, vale a dire con un numero minore di acini fra loro più distanziati, e talvolta acinellati, che significa con presenza di acini piccolissimi che pur essendosi formati non ingrosseranno e non giungeranno mai a maturazione.
Queste sono le motivazioni causa della minore resa produttiva fino ad oggi registrata per la varietà Ancellotta che da sola in terra reggiana, e dove altrimenti visto che si tratta della varietà tipica del nostro territorio, rappresenta quasi il 50% dei vigneti coltivati. Ammanco produttivo che però non si è fatto registrare in modo generalizzato colpendo soprattutto le aziende del territorio sud-est della provincia nelle quali la riduzione di produzione è stata anche del 25% rispetto a quella dello scorso anno.
La minore resa produttiva sembra a questo punto imputabile appunto alle differenti risposte delle piante alle condizioni climatiche che si sono verificate con leggera sfasatura fenologica nelle varie aree e le peggiori conseguenze hanno interessato proprio un territorio viticolo particolarmente importante per questa varietà.
Conseguenza di questo ammanco quantitativo sarà molto probabilmente un incremento delle quotazioni di mercato del tipico “rossissimo” prodotto con questa uva locale che solo in territorio reggiano riesce ad esprimersi a questi livelli di eccellenza. Questo anche in considerazione della eccellente qualità organolettica favorita dagli ultimi giorni di maturazione delle uve con notti sufficientemente fresche e giornate con temperature particolarmente elevate.
Condizioni climatiche però che anche in questo finale di stagione stanno ulteriormente condizionando la vendemmia imprimendo una forte accelerazione alla maturazione dei Lambruschi che, in modo anomalo rispetto alla norma, hanno quest’anno ridotto il fisiologico divario temporale di maturazione rispetto all’Ancellotta completando il loro ciclo con ampio anticipo. Gli esperti sostengono che il fenomeno vada imputato sia alle temperature molto elevate sia all’assenza di vitali rugiade idratanti notturne.
Di fatto però a questo punto la vendemmia dovrà procedere speditamente al fine di poter valorizzare al meglio anche i lambruschi che peraltro sembrano essere in grado di assicurare una produzione più in linea con quella media statistica pur se comunque di quantità inferiore alla media.
Per una vendemmia che in questi giorni sta svoltando al giro di boa è ancora presto per fare delle stime sul risultato produttivo che negli ultimi cinque anni in terra reggiana è stato mediamente di 1.472.00 quintali annui complessivi con punte che si sono spinte fino a quasi 1.600.000 quintali nel 2018 e che al momento, se non interverranno sorprese nell’ultimo periodo, non è sperabile possano essere il traguardo di quest’anno.
Quella 2020 può essere definita una buona annata dal punto di vista quantitativo ed una annata eccellete per quanto riguarda l’aspetto qualitativo inteso come stato sanitario delle uve, grado zuccherino e colore.
Qualità che ancora una volta, come già accade da diversi anni, deve alla meccanizzazione della vendemmia la possibilità di essere capitalizzata al meglio grazie alla tempestività di raccolta e conferimento in cantina (nel Reggiano il 95% del prodotto è conferito in cantina cooperativa e vendemmiato a macchina). Le vendemmiatrici meccaniche rendono possibile, raccogliendo quantitativi di uva elevati in tempi brevi e al momento ideale di maturazione, la migliore valorizzazione della qualità che va a favorire l’innalzamento del livello qualitativo dei nostri vini che da anni viene riconosciuto al nostro territorio. —
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