Finito in carcere due anni fa per un violento pestaggio
Nella fedina penale di Salvatore Spagnolo anche rapine con cutter, lesioni e furti serali commessi in gran parte nel Crotonese
REGGIO EMILIA
Libero, in attesa che il magistrato di sorveglianza indicasse le modalità per scontare un residuo di pena (pari a un anno e 10 mesi) per il violento pestaggio, insieme agli Arabìa padre e figlio, ai danni di un camionista. Se questo è l’episodio più recente che ha visto per protagonista Salvatore Spagnolo, il 29enne ha una lunga fedina penale per reati contro il patrimonio e contro la persona.
Reati in gran parte commessi nel territorio crotonese, dove formalmente risiede pur essendo domiciliato a Reggio: rapine con il cutter, lesioni, furti seriali. Senza contare che la moglie dell’arrestato appartiene alla famiglia Gaetano e il cognato, in concorso con altri giovani, è stato accusato di una presunta violenza sessuale di gruppo avvenuta in una discoteca a Mantova.
Non confonda l’omonimia del cognome: il 29enne non è stato coinvolto in Aemilia. Piuttosto, nel Reggiano, è finito sotto la lente degli inquirenti per aver partecipato ad una spedizione punitiva che la Squadra Mobile, visto lo spessore criminale di Giuseppe Arabìa, ha segnalato alla Dda di Bologna. Era il 24 giugno 2017 quando tre uomini si sono presentati a casa di un autotrasportatore siciliano di 38 anni, a Pieve Modolena, invitandolo a uscire in strada: appena il malcapitato è sceso, i tre a mani nude e a volto scoperto si sono accanito con calci e pugni sul camionista caduto a terra (prognosi di 90 giorni) e massacrato finché la fidanzata, sentendo le urla del compagno, era accorsa in suo aiuto e colpita a sua volta.
La vittima terrorizzata non aveva fiatato, mentre la fidanzata aveva messo sulla pista giusta la Mobile. Si era scoperto così che il camionista, formalmente dipendente di un’altra società, di fatto prendeva disposizioni da Giuseppe Arabìa: quando erano sorti dissidi Arabìa era intervenuto, secondo gli inquirenti con la finalità di “rimettere al suo posto” il camionista e la sua pretesa di essere pagato per un credito pregresso. Sette mesi dopo Giuseppe Arabìa, 51 anni, il figlio Salvatore Arabìa, 24, e Salvatore Spagnolo erano stati arrestati per i reati di lesioni aggravate, violenza privata e, per il solo Giuseppe Arabìa, minaccia aggravata, oltre alle lesioni lievi (per tutti e tre) nei confronti della fidanzata della vittima.
Il 29 settembre 2019 la sentenza emessa dal Gip Luca Ramponi: 2 anni e 6 mesi per Spagnolo e 3 anni per Arabìa senior, condannati per lesioni aggravate, violenza privata e (il solo Arabìa) per minaccia ma assolti dall’imputazione di rapina per non aver commesso il fatto. La sentenza è passata in giudicato, mentre Spagnolo è passato dal carcere agli arresti domiciliari. —
AM.P.
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