Smantellata la “fabbrica delle fatture” 22 arresti e 24 milioni sotto sequestro
Disarticolato sistema criminale gestito da 10 persone che hanno arricchito oltre 200 indagati movimentando 240 milioni
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
Hanno il conto corrente pieno, la credenza foderata di contanti o la Ferrari in garage. Molti sono imprenditori reggiani pronti a intrecciare affari illeciti insieme ad imprenditori cutresi, grazie anche al lavoro dei “colletti bianchi”. Sono accusati di aver messo in piedi un articolato sistema criminale specializzato nell’offrire in via “professionale” servizi di emissioni di fatture per operazioni inesistenti, per consentire alle imprese beneficiarie di abbattere i propri redditi imponibili e truffare così l’erario. L’organizzazione, con base a Reggio Emilia, composta da 49 soggetti, operava in tutta Italia ed è stata smantellata da un’operazione congiunta di Polizia e Guardia di finanza denominata “Billions”, cioè miliardi. Su richiesta del Gip del tribunale reggiano in 250 tra agenti e militari hanno eseguito 51 misure cautelari personali, di cui sono 22 arresti, per frode fiscale, bancarotta e riciclaggio e sequestri di beni e denaro per 24 milioni di euro. Nove degli indagati sono risultati tra l’altro anche beneficiari del reddito di cittadinanza. Un servizio organizzato chiavi in mano che ha permesso l’arricchimento sistematico di 201 persone, ora finite nel mirino.
SOLDI FACILI
Ieri mattina all’alba Reggio Emilia si è quindi nuovamente risvegliata al suono delle sirene. Il gip Luca Ramponi ha ordinato le misure cautelari personali a cui si sono aggiunte 106 misure cautelari su beni. L’analisi dei flussi finanziari delle società cartiere ha permesso di ricostruire movimentazioni quantificate, come detto, in oltre 240 milioni di euro, delle quali ben 50 milioni di euro sono stati prelevati come denaro contante da bancomat e filiali di banca.
INTRECCI CON I CLAN
L’inchiesta ha permesso di scoprire «un’organizzazione che, con una metamorfosi criminale, ha sostituito i tradizionali reati con un complesso sistema finalizzato alla commissione di reati di natura finanziaria», secondo quanto riportato nell’ordinanza del tribunale. All’associazione delle false fatture di Billions non viene però contestata l’aggravante mafiosa, nonostante diversi intrecci con i clan, che avrebbero però agito per interessi singoli. Tra i destinatari degli arresti domiciliari risulta esserci un esponente di spicco della criminalità calabrese, Vincenzo Vasapollo, che è stato uno dei protagonisti della guerra di ’ndrangheta combattuta a Reggio Emilia negli anni ’90.
UN FURTO EMBLEMATICO
È stato possibile poi monitorare durante l’indagine anche un conflitto tra gli associati e un gruppo criminale riconducibile alla famiglia Giardino di Verona, città in cui alcuni membri dell’associazione avevano subito il furto di 50mila euro in contanti che sarebbero dovuti servire per finanziare un’operazione illegale. In tale occasione veniva interessato uno dei vertici dell’associazione delle fatture false, Luigi Brugnano, (cognato di Ernesto Grande Aracri, fratello del boss e già condannato nel processo Aemilia) per risolvere la questione.
I VERTICI DEL SISTEMA
Gli investigatori hanno messo sotto controllo i telefoni degli indagati, effettuato intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a servizi di osservazione e pedinamenti, tracciando gli ingenti flussi finanziari e approfondendo anche le segnalazioni per operazioni sospette effettuate dalle banche. Così è stata ricostruita la struttura associativa particolarmente complessa, non piramidale come quella conosciuta in altre inchieste su organizzazioni criminali, ma diffusa, trasversale per soggetti e categorie coinvolte, al cui vertice ci sono dieci cellule, come sono state indicate dal capo della Squadra Mobile, Guglielmo Battisti, che ha parlato di un servizio “professionale” offerto a privati e aziende per sfruttare la falsa fatturazione. Al vertice ci sarebbero Luigi Brugnano e Giuseppe Striparo (entrambi di Cadelbosco), Salvatore Mendicino (Reggio), Pietro Arabia (Campegine), Nicola Lombardo (Oristano), tutti finiti in ora in carcere. Oltre a loro gli altri 5 vertici (finiti però ai domiciliari) sono Giuseppe Gareri (Guastalla, cugino di Vasapollo), Antonio Sestito (Cadelbosco), Michele Caccia (Reggio), Luca Bonacini (Quattro Castella) e Giorgio Bellini (Cremona). In totale sono stati formulati 300 capi di imputazione anche per riciclaggio di denaro, anche all’estero, all’auto riciclaggio e alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta.
FINTI POVERI
Poliziotti e finanzieri hanno inoltre accertato anche che alcuni degli indagati risultano beneficiari quindi di reddito o pensione di cittadinanza, «con avvenuta erogazione complessivamente di oltre 80.000 euro». Nel corso dell’indagine sono state eseguite in diverse occasioni perquisizioni che hanno portato al sequestro di circa mezzo milione di euro di cui 267mila euro in contanti, segno dei reati di cui rappresentano la probabile monetizzazione.
"PRODUCIAMO SOLDI"
Oltre ai capi che coordinavano le dieci cellule operative che potevano contare in società di comodo (delle vere proprie cartiere) per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, c’erano i prelevatori professionali di denaro da sportelli bancomat, che hanno ritirato per l’appunto 50 milioni di euro nel tempo. Poi c’erano i procacciatori di soggetti economici interessati ad ottenere servizi finanziari illegali. Al gradino più basso dell’organizzazione c’era una folta schiera di soggetti prestanome titolari di una miriade di società cartiere che non avevano alcuna struttura aziendale che servivano solo per produrre fatture false. Eloquente a tal proposito una conversazione, captata dagli inquirenti, tra due indagati che scherzando si chiedevano ironicamente che cosa produce sono le loro società, rispondendo che «producono soldi». —
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